Gen 252019
 

I tassi IBOR svolgono un ruolo fondamentale nei mercati finanziari: in particolare il LIBOR è il tasso di interesse predominante per i contratti (ad esempio interest rate swap, mutui, obbligazioni a tasso variabile) nelle valute USD, GBP, CHF e JPY, mentre l’EURIBOR è il tasso più diffuso per i contratti dell’area Euro (cfr. Figure 1).

A seguito della crisi finanziaria, tuttavia, la loro affidabilità e coerenza sono state messe in discussione per le acclarate manipolazioni e per il calo della liquidità del mercato interbancario. La crisi ha inoltre determinato una esplosione delle basi quotate fra tassi che differiscono per divisa o tenor, con conseguente moltiplicazione delle curve di tasso necessarie per valutare a mercato gli strumenti finanziari, e la necessità di gestire il corrispondente basis risk [1]. Tali basi sono la conseguenza del meccanismo di fixing dei tassi, riferiti a depositi interbancari a termine unsecured, e riflettono essenzialmente il rischio di credito e liquidità delle banche partecipanti (IBOR panel banks).

A partire dal 2009, le autorità e gli operatori del mercato hanno intrapreso una serie di iniziative per rinnovare la governance dei principali tassi d’interesse di riferimento e per individuare nuovi tassi basati su transazioni reali in mercati di riferimento stabili e liquidi. In particolare, i “Principles for Financial Benchmarks” emanati da IOSCO nel 2013 stabiliscono 4 aspetti principali per la determinazione dei tassi benchmark: Governance, Quality of Benchmark, Quality of Methodology ed Accountability. Tali principi sono stati accolti nell’area Euro dalla Benchmark Regulation (BMR), che dichiara i tassi EURIBOR ed EONIA come “critical benchmark” ed impone quindi, entro due anni dall’entrata in vigore (ovvero entro il 1 gennaio 2020), una loro revisione per renderli aderenti oppure una loro sostituzione.

Il Financial Stability Board (FSB) ha raccomandato di rafforzare tali tassi di interesse, ancorandoli a transazioni osservabili, consigliando lo sviluppo di nuovi tassi risk free (RFR). A questo fine sono stati predisposti cinque Working Group per le principali valute, che hanno individuato i rispettivi RFR alternativi: in tutti i casi si tratta di tassi overnight (secured per alcune divise ovvero unsecured per altre). Per la divisa USD è stato scelto il tasso SOFR (Secured Overnight Financing Rate), mentre per EUR è praticamente definito il nuovo tasso ESTER (Euro Short Term Rate, unsecured). I tassi overnight, specialmente secured, non sono strettamente tassi privi di rischio, ma possono essere considerati come buone approssimazioni in tal senso.

Nel luglio 2018 AFME, ICMA, ISDA, SIFMA e SIFMA AMG hanno pubblicato l’esito della consultazione rivolta agli operatori di mercato, nella quale vengono identificati i punti di attenzione della riforma dell’IBOR e le raccomandazioni sugli step da effettuare per prepararsi al passaggio ai nuovi RFR e dalla quale è emerso che esistono carenze sostanziali circa la consapevolezza della tematica e gli step finora intrapresi per gestire la transizione.

Transizione

I nuovi contratti conclusi dopo la scadenza BMR (1° gennaio 2020) dovranno essere riferiti ai nuovi RFR. I contratti pre-esistenti (legacy contracts) potranno essere re-indicizzati ai nuovi RFR oppure, se continueranno ad essere pubblicati, contare ancora sui vecchi tassi IBOR. In entrambi i casi sarà necessaria una modalità di transizione (“fallback”) verso i nuovi RFR.

Un passaggio molto importante in tale transizione sarà la costruzione di una struttura a termine per i tassi RFR, sostitutiva dell’analoga struttura a termine oggi quotata per i tassi IBOR sotto forma di tassi di deposito, Futures, FRA (Forward Rate Agreement), e Swap. I nuovi RFR, non disponendo di una struttura a termine con diverse scadenze, richiedono la definizione di una regola per costruire dei tassi a termine. Ad esempio il tasso a 3 mesi può essere costruito come composizione semplice dei tassi overnight sul periodo. Questo tipo di indicizzazione è già ad oggi utilizzata per gli strumenti di tipo OIS (Overnight Indexed Swap) scambiati sul mercato OTC. Sarà poi necessario lo sviluppo di un mercato OTC liquido per tali strumenti finanziari.

L’ISDA ha avviato un’iniziativa a livello internazionale per identificare regole di fallback condivise per gli strumenti derivati, le quali entreranno in vigore nel momento dell’interruzione permanente nella contribuzione degli attuali benchmark. La soluzione di fallback si basa sull’individuazione di un term adjustment e di uno spread adjustment da applicare al RFR individuato. A luglio 2018, l’ISDA ha lanciato una prima consultazione con la proposta di 4 metodologie alternative per il calcolo del term adjustment e 3 metodologie per il calcolo dello spread adjustment, per le divise GBP, CHF, JPY, i cui risultati sono attesi entro dicembre 2018. Una successiva consultazione verrà lanciata per USD ed EUR nel 2019.

Tale metodologia, una volta definita e condivisa, sarà tuttavia applicabile per i soli derivati stipulati sotto ISDA agreement, mentre per gli altri strumenti (e.g. derivati non-ISDA, mutui, titoli) la conversione dovrà essere stabilita e non necessariamente avrà luogo con metodi analoghi, con il rischio di far emergere possibili basis mismatch e conseguenti conflitti contrattuali.

Area Euro

La normativa BMR ha sancito la fine dei tassi EONIA ed EURIBOR così come li conosciamo. L’European Money Markets Institute (EMMI), amministratore di entrambi i tassi, sta effettuando una revisione delle metodologie attuali.

Per quanto riguarda l’EONIA, dopo una fase di studio, l’EMMI ha ritenuto che la liquidità di mercato alla base del meccanismo di formazione dell’EONIA non sia sufficiente per renderlo conforme alla BMR, e si è resa quindi necessaria l’identificazione di un nuovo RFR in sua sostituzione. A tal proposito l’European Central Bank (ECB) ha instituito il Working Group sull’Euro Risk Free Rate, che il 13 settembre 2018 ha suggerito l’ESTER (European Short Term Rate) quale nuovo RFR per l’Euro. Mentre l’EONIA è un tasso di lending basato su depositi interbancari overnight effettuati sulla piattaforma Real Time Gross Settlement (RTGS) operata dall’ECB, ESTER è un tasso borrowing basato delle transazioni riportate dalle banche tramite il Money Market Statistical Reporting (MMSR), e viene calcolato come media ponderata sui volumi superiori al milione di euro, escludendo il primo 25% e l’ultimo 25% della distribuzione dei tassi. L’ESTER, sviluppato dall’ECB stessa, sarà ufficialmente pubblicato a partire da ottobre 2019; nel frattempo, viene pubblicato un tasso pre-ESTER (osservazioni giornaliere a partire dal marzo 2017 con la medesima metodologia di calcolo utilizzata a tendere) allo scopo di familiarizzare con il nuovo tasso. I dati finora pubblicati dimostrano che pre-ESTER è inferiore all’EONIA di circa 8-9 bps e maggiormente stabile (minore volatilità storica e minori spike).

Per quanto riguarda l’EURIBOR, EMMI ha definito una metodologia ibrida, attualmente in consultazione, che mira a superare le problematiche dell’attuale metodologia di calcolo con lo scopo di ottenere un tasso che minimizzi le possibilità di manipolazione e risulti ancorato a transazioni osservabili e resistente agli stress del mercato. Nel caso in cui tale metodologia venisse accettata dai regolatori come aderente ai principi IOSCO e la BMR (scadenza 1° gennaio 2020), il nuovo EURIBOR potrebbe presumibilmente essere il naturale successore dell’EURIBOR attuale. Nel caso in cui, invece, l’EURIBOR subisse la medesima sorte del LIBOR, anche l’area Euro si troverà ad affrontare le medesime problematiche delle altre principali divise. Al riguardo, nello stesso documento in cui veniva sancita la scelta dell’ESTER come nuova tasso risk free, il Working Group sull’Euro RFR ha suggerito di utilizzare l’ESTER come base di partenza per costruire un nuovo tasso benchmark in sostituzione dell’EURIBOR.

Impatti

A seguito della riforma, che avrà un impatto trasversale a tutti i mercati, le aree in cui si possono individuate gli effetti più importanti riguardano la liquidità degli strumenti di mercato indicizzati ai nuovi tassi, la costruzione di nuove curve di tasso e superfici di volatilità, la modifica delle metodologie di pricing, delle coperture, e il calcolo dei rischi. Saranno inoltre di primaria importanza gli aspetti legali, con una possibile revisione di tutti i contratti indicizzati ai tassi oggetto di transizione, e la gestione della clientela per gestire possibili effetti di mismatching e di litigation. Inoltre, si porrà la necessità di effettuare modifiche ai processi aziendali ed alle infrastrutture IT. Al riguardo, sarà necessario porre molta attenzione sulla governance complessiva del processo di transizione, al fine di assicurare la coerenza tra gli impatti dei cambiamenti imposti dalla riforma e di gestire i relativi rischi.

In particolare, per quanto riguarda i rischi di mercato, si posso identificare i seguenti temi più rilevanti.

  • Contribuzioni tassi benchmark: le banche coinvolte nella contribuzione dei tassi benchmark dovranno gestire la transizione verso la contribuzione dei nuovi tassi secondo le nuove regole stabilite dagli organismi di riferimento (ECB per ESTER e prevedibilmente EMMI per EURIBOR per l’area Euro).
  • Dati di mercato: andrà gestita la transizione verso i nuovi tassi benchmark utilizzati come fixing per la valutazione dei contratti ed i relativi strumenti di mercato indicizzati a tali tassi. Andranno inoltre gestite le corrispondenti serie storiche per finalità di risk management (cfr. oltre).
  • Curve e volatilità tasso: utilizzando i nuovi strumenti di mercato indicizzati ai nuovi tassi benchmark, andranno inoltre costruite le curve di tasso e superfici di volatilità, gestendo i probabili problemi di liquidità nel caso in cui il mercato dei nuovi derivati indicizzati a RFR non sia abbastanza liquido e/o i dati non presentino una appropriata granularità. Inoltre è prevedibile un periodo di transizione in cui sarà necessario mantenere sia le vecchie curve e volatilità IBOR-based che le nuove curve e volatilità basate sui nuovi RFR.
  • Collateral management: in caso di revisione dei tassi di interesse utilizzati per la remunerazione del collaterale, andrà gestita la transizione verso i nuovi tassi di marginazione con conseguente revisione di tutti gli accordi di collateralizzazione.
  • Metodologie di pricing: le revisioni di dati di mercato, curve e volatilità tasso ed accordi di collaterale porterà probabilmente ad una conseguente revisione delle metodologie di pricing degli strumenti finanziari, che si articolano sotto vari aspetti come segue.
    • La revisione dei tassi di remunerazione del collaterale implicherà un adeguamento delle curve di scontro utilizzate per l’attualizzazione dei flussi futuri, con conseguenti impatti di sensitivity e P&L.
    • Un ulteriore impatto può determinarsi negli aggiustamenti valutativi, in particolare nelle misure di credit/debt/funding value adjustment (CVA/DVA/FVA) relative alle operazioni non soggette a collateralizzazione, dovuto all’impatto sulle esposizioni future e allo spread di finanziamento.
    • Possibili fasi di illiquidità e di passaggio di curve e volatilità tasso potranno determinare problemi di calibrazione dei modelli di pricing e conseguenti instabilità di prezzi, sensitivity e P&L.
    • In caso di dismissione dei tassi IBOR in favore di tassi risk free si avrà una semplificazione nel numero delle curve e volatilità di tasso necessarie per valutare gli strumenti, ed una semplificazione delle corrispondenti sensitivity (delta e vega in particolare). Di conseguenza si potrà determinare anche una semplificazione dei modelli di pricing, con un ritorno di fatto al mondo mono-curva risalente al periodo pre-crisi 2007.
  • Scenari storici: le nuove curve e volatilità tasso potrebbero non avere, dapprincipio, sufficiente profondità storica per costruire degli scenari storici, con conseguente impatto sulle metriche di rischio che si basano sui dati di mercato storici (e.g. historical VaR).
  • Trading vs Banking Book: date le diverse composizioni e metriche di rischio, si avranno impatti diversi: in particolare, per il Trading Book si rileverà un impatto su VaR, sensitivity, CCR e CVA, mentre per il Banking Book la transizione avrà effetti sulle masse di Bond, Loan e altri strumenti di cartolarizzazione, sia in termini di liquidità che in termini di rischio di tasso di interesse.
  • Basis risk: nel caso in cui l’adozione dei nuovi RFR avvenga a velocità diverse, ad es. più velocemente per i derivati e più lentamente per gli strumenti cash, anche in funzione della divisa, sarà necessario gestire una situazione ibrida con diverse asset class esposte a diversi tassi ed il conseguente rischio base.
  • Impatti sul capitale: la transizione verso i nuovi tassi benchmark richiederà l’identificazione dei possibili impatti sulle metriche di assorbimento di capitale; ad esempio, la mancanza di dati storici sui nuovi RFR potrebbe avere degli impatti alla luce della nuova regolamentazione per il Trading Book (FRTB), dove un punto cruciale per il calcolo delle metriche è la distinzione fra “modellable” e “non-modellable risk factors”.
  • Modelli Interni di Rischio: le eventuali variazioni di modello andranno gestite nell’ambito delle regole vigenti per i modelli interni (cfr. EBA RTS 2016/07 e manuale TRIM).

Figure 1: Notional outstanding balances by reference rate, order of magnitude US$ Trillion as of Dec 2017. Source: Oliver Wyman, Jun.2018

Note

[1] Ad esempio, per gestire i derivati di tasso in divisa EUR il mercato utilizza 5 curve (OIS, EURIBOR 1M, 3M, 6M, 12M) e almeno 6 superfici di volatilità (Cap/Floor EURIBOR 1M, 3M, 6M, 12M, Swaption EURIBOR 3M, 6M). Molte altre curve sono necessarie per gestire derivati e/o collateral cross currency.

Giu 152019
 

L’iniziativa di Finriskalert.it “Il termometro dei mercati finanziari” vuole presentare un indicatore settimanale sul grado di turbolenza/tensione dei mercati finanziari, con particolare attenzione all’Italia.

Significato degli indicatori

  • Rendimento borsa italiana: rendimento settimanale dell’indice della borsa italiana FTSEMIB;
  • Volatilità implicita borsa italiana: volatilità implicita calcolata considerando le opzioni at-the-money sul FTSEMIB a 3 mesi;
  • Future borsa italiana: valore del future sul FTSEMIB;
  • CDS principali banche 10Ysub: CDS medio delle obbligazioni subordinate a 10 anni delle principali banche italiane (Unicredit, Intesa San Paolo, MPS, Banco BPM);
  • Tasso di interesse ITA 2Y: tasso di interesse costruito sulla curva dei BTP con scadenza a due anni;
  • Spread ITA 10Y/2Y : differenza del tasso di interesse dei BTP a 10 anni e a 2 anni;
  • Rendimento borsa europea: rendimento settimanale dell’indice delle borse europee Eurostoxx;
  • Volatilità implicita borsa europea: volatilità implicita calcolata sulle opzioni at-the-money sull’indice Eurostoxx a scadenza 3 mesi;
  • Rendimento borsa ITA/Europa: differenza tra il rendimento settimanale della borsa italiana e quello delle borse europee, calcolato sugli indici FTSEMIB e Eurostoxx;
  • Spread ITA/GER: differenza tra i tassi di interesse italiani e tedeschi a 10 anni;
  • Spread EU/GER: differenza media tra i tassi di interesse dei principali paesi europei (Francia, Belgio, Spagna, Italia, Olanda) e quelli tedeschi a 10 anni;
  • Euro/dollaro: tasso di cambio euro/dollaro;
  • Spread US/GER 10Y: spread tra i tassi di interesse degli Stati Uniti e quelli tedeschi con scadenza 10 anni;
  • Prezzo Oro: quotazione dell’oro (in USD)
  • Spread 10Y/2Y Euro Swap Curve: differenza del tasso della curva EURO ZONE IRS 3M a 10Y e 2Y;
  • Euribor 6M: tasso euribor a 6 mesi.

I colori sono assegnati in un’ottica VaR: se il valore riportato è superiore (inferiore) al quantile al 15%, il colore utilizzato è l’arancione. Se il valore riportato è superiore (inferiore) al quantile al 5% il colore utilizzato è il rosso. La banda (verso l’alto o verso il basso) viene selezionata, a seconda dell’indicatore, nella direzione dell’instabilità del mercato. I quantili vengono ricostruiti prendendo la serie storica di un anno di osservazioni: ad esempio, un valore in una casella rossa significa che appartiene al 5% dei valori meno positivi riscontrati nell’ultimo anno. Per le prime tre voci della sezione “Politica Monetaria”, le bande per definire il colore sono simmetriche (valori in positivo e in negativo). I dati riportati provengono dal database Thomson Reuters. Infine, la tendenza mostra la dinamica in atto e viene rappresentata dalle frecce: ↑,↓, ↔  indicano rispettivamente miglioramento, peggioramento, stabilità rispetto alla rilevazione precedente.

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Giu 152019
 

Il Final Text del Comitato di Basilea 2016 [1] prevedeva come data di prima segnalazione regolamentare secondo il nuovo framework Market Risk – Fundamental Review del Trading Book – il 31 dicembre 2019. Sia le banche intenzionate a segnalare utilizzando il modello interno sia il Regulator dovrebbero essere quindi nel vivo di application, on-site inspection e validazioni delle metodologie adottate.

Da tale prima indicazione, invece, si sono susseguite innumerevoli evoluzioni normative sfociate in due aggiornamenti recenti: la revisione del Final Text tramite un nuovo documento BCBS di gennaio 2019 [2] e la proposta di modifiche alla Capital Requirements Regulation (CRR II) con un nuovo testo di febbraio 2019 [3], pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il 7 giugno 2019 [4][1].

Quest’ultima introduce una fase di reporting “come primo passo verso la completa implementazione della FRTB nell’Unione Europea” oltre ad un’ulteriore dilatazione delle tempistiche per l’entrata in vigore dei nuovi requisiti ai fini segnaletici, di cui non si menziona una data certa (non si esclude che essa possa essere contestuale al suddetto reporting IMA previsto potenzialmente per giugno/settembre 2023).

L’articolo si propone di effettuare alcune riflessioni sulle implicazioni derivanti dall’incertezza normativa dell’attuale timeline che porterà al definitivo go-live della FRTB ai fini segnaletici e di fornire una overview degli ultimi sviluppi metodologici con i relativi impatti sul capitale regolamentare che le banche dovranno detenere ai fini del Pillar I (FRTB Standard vs FRTB Modello Interno).

  1. Timeline: la fase di reporting prima della segnalazione regolamentare

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della nuova CRR II partirà un ulteriore iter normativo per giungere al reporting delle nuove misure di rischio:

  • Entro dicembre 2019 la Commissione Europea dovrà adottare un atto delegato con l’obiettivo di rendere operativa la FRTB ai fini di reporting; trascorso non oltre un anno dall’adozione dell’atto delegato, le banche dovranno cominciare la fase di reporting secondo lo Standardised Approach (SA), a partire quindi dal 31 dicembre 2020;
  • Ai fini del reporting tramite Internal Model Approach (IMA) dovranno essere completati diversi passaggi normativi: entro il 28 marzo 2020 la European Banking Authority (EBA) dovrà emanare specifici Regulatory Technical Standards (RTS)[2] che permetteranno di completare quasi interamente il framework metodologico della FRTB; 3 anni dopo l’adozione dell’ultimo RTS da parte della Commissione Europea si potrà iniziare il reporting, purché vi sia stata l’approvazione del modello interno da parte dell’Autorità di Vigilanza. Salvo ulteriori posticipi il primo reporting è atteso per giugno/settembre 2023.

Grafico 1: iter normativo atteso per il completamento della normativa FRTB e inizio delle fasi di reporting.


Inoltre, il quadro legislativo è completato con le seguenti due indicazioni da attuare entro il 30 giugno 2020:

  • Tramite RTS EBA dovranno essere definite le modalità e la frequenza del reporting;
  • La Commissione Europea dovrà formalizzare al Consiglio e Parlamento Europeo una proposta legislativa per includere la FRTB nel package della regolamentazione CRR III. In tale circostanza sarà indicata la nuova data di entrata in vigore della FRTB ai fini di segnalazione regolamentare del Pillar I.

Il contesto normativo appena presentato si preannuncia di difficile interpretazione soprattutto per la parte di Industry interessata ad adottare i modelli interni FRTB e che, con costanza, perseveranza e notevoli investimenti, ha seguito ed adottato le indicazioni legislative e metodologiche sin dall’inizio della rivisitazione del Rischio di Mercato. Alcune implicazioni rilevanti sono di seguito descritte:

  • Impatti sulla struttura IT: le banche che già adottano i modelli advanced dovranno garantire per un periodo più lungo la produzione delle metriche secondo Basilea III (VaR, SVaR e IRC) e un monitoring, seppur meno frequente, per le misure FRTB; tale parallelismo dovrà essere garantito almeno fino a giugno/settembre 2023, rispetto alla precedente deadline di gennaio 2022, e fino a quando entrerà in vigore FRTB ai fini Pillar I (non si esclude possa essere posticipata a fine 2024);
  • Gli sviluppi progettuali non potranno ritenersi conclusi fino all’emanazione degli RTS EBA e ciò allungherà i tempi di presidio degli sviluppi e soprattutto dovranno essere monitorati attentamente gli impatti su Backtesting e Profit & Loss Attribution (cosiddetti Validation Tests) che incideranno sulla definizione delle serie storiche per desk per l’ammissione a modello interno (vedi par. 2.3);
  • Inoltre, se da un lato si rende vincolante l’inizio del reporting per lo Standardised Approach, dall’altro si lascia alla facoltà della banca di aderire al modello interno (cfr. art. 430b CRR II [4]); al momento, non sono ancora chiari con certezza quali possano essere i vantaggi di un reporting IMA e, di notevole rilevanza, non è escluso che ECB possa effettuare un’ulteriore validazione del modello interno (presumibilmente in forma ‘light’ rispetto a quella del reporting) prima della segnalazione per Pillar I con ulteriori impatti sui costi. Molto dipenderà anche dalla capacità di ECB di sostenere un alto afflusso di richieste di validazione da parte delle banche che vorranno adottare il modello IMA.

2. Metodologia: continui affinamenti

L’incertezza normativa della timeline è accompagnata anche da un continuo affinamento della metodologia, molto spesso a seguito di lunghi dialoghi, analisi ed evidenze tra le parti in gioco. In questo paragrafo cercheremo di effettuarne un breve sum-up con alcune implicazioni operative.

A marzo 2018 il Comitato di Basilea ha pubblicato un Documento Consultivo [5] per chiarire alcuni aspetti metodologici ancora aperti (es. Non-Modellable Risk Factor) e proporre delle revisioni alle disposizioni presentate nel documento di gennaio 2016 (es. P&L Attribution e Standardised Approach). Sulla base delle numerose contribuzioni dell’Industry, il nuovo paper BCBS di gennaio 2019 incorpora quasi tutte le proposte metodologiche presentate nel Consultative Document, modulate in base ai feedback recepiti.

2.1 Standardised Approach

Il paper BCBS di gennaio 2019 propone, fra le revisioni di maggior impatto, una riduzione rilevante dei risk weight per le asset class GIRR e FX, che portano ad una diminuzione del requisito di capitale. Secondo le stime fornite dalla Global Association of Risk Professionals (GARP) sulla base degli esiti dei Quantitative Impact Study semestrali, il rapporto fra modello SA e modello IMA è in continua diminuzione: le prime evidenze numeriche (QIS 1) stimavano un ratio x5, mentre il QIS 9 mostra un ratio x1.6. La riduzione dei risk weight si colloca nel trend di ulteriore contrazione del requisito di capitale standard, con un rapporto stimato verso la soglia x1.5 (da confermarsi sugli esiti del QIS 11).


Grafico 2: evoluzione ratio capital requirement FRTB SA/FRTB IMA.

Il documento propone altre revisioni (possibilità di considerare coppie FX liquide derivanti da triangolazione; scenari di correlazione; trattamento di strumenti finanziari non lineari, formula di curvatura, …) al fine di rendere il modello standard più rappresentativo del rischio effettivo del portafoglio (si rimanda a [6] per overview dell’approccio).

2.2 Standardised Approach semplificato

Nel 2017 è stato pubblicato dal Comitato di Basilea un Documento Consultivo [7] che propone l’applicazione di un modello standard semplificato, laddove siano soddisfatte alcune soglie di applicabilità, al fine di andare incontro alle banche medio-piccole (come descritto in sintesi in [8]). I paper BCBS di marzo 2018 e gennaio 2019 confermano la possibilità di usare l’approccio semplificato, consistente con la ricalibrazione dell’attuale requisito Basilea III tramite l’applicazione di un moltiplicatore al contributo di ogni risk class, ma non viene indicata la precedente proposta di poter utilizzare anche il Reduced Standardised Approach FRTB.

2.3 Profit and Loss Attribution (PLA)

Il Comitato ha monitorato le performance delle metriche dei test PLA, Mean e Variance Ratio, proposte nel BCBS di gennaio 2016 ed ha evidenziato preoccupazioni sulle loro capacità di discernere la vicinanza fra le PnL generate dal Risk Management (RTPL) e dal Front Office (HPL). A tal scopo il paper BCBS di gennaio 2019 introduce due nuovi test, proposti nel Consultative Document di marzo 2018, in sostituzione dei precedenti: Spearman Correlation, come test di correlazione, e Kolmogorov-Smirnov, come test di somiglianza statistica, entrambi calcolati su un anno di serie storica di RTPL e HPL. In base agli esiti dei test, tramite la definizione di soglie, i desk sono categorizzati in tre fasce distinte (Traffic Light Approach)[3]: green (desk eligible: IMA), amber (desk eligible con penalizzazione: IMA + surcharge) e red (desk ineligible: SA). Il Comitato recepisce nel documento di gennaio 2019 le evidenze presentate dall’Industry sulla difficoltà di passare i test e ne ha ammorbidito le soglie a vantaggio della green e amber zone.


Grafico 3: rappresentazione del Traffic Light Approach.


Emergono tre punti critici relativamente alla P&L Attribution. In primo luogo, la problematica della potenziale presenza di cliff-effect più volte sollevata dall’Industry non è stata totalmente superata dal documento normativo: infatti il verificarsi di questa situazione non è esclusa dalla nuova formula di aggregazione proposta. In particolare:

  • Laddove non vi sia un desk in amber zone, la metodologia di aggregazione non varia rispetto alla formulazione originaria ed il requisito di capitale è dato dalla somma dell’aggregato a modello interno dei desk in green zone e dell’aggregato a standard per quelli in red zone. In questa circostanza, la rottura degli hedge esistenti tra desk nelle differenti PLA zone, potrebbe portare ad un requisito più alto rispetto a quello standard su tutti i desk;

Grafico 4: esempio di cliff-effect.
  • La presenza di un solo desk in amber zone fa sì che si modifichi la formula di aggregazione con l’attivazione di un surcharge che, se positivo, annulla la possibilità di osservare un cliff effect (imposto un cap al requisito standard). Tuttavia se il suddetto surcharge, con probabilità residuali assuma valore nullo, si attiva un ulteriore add-on che, ancora una volta, non esclude il verificarsi di un cliff effect.

Grafico 5: possibili casistiche di capitalizzazione in base agli esiti dei test della PLA. L’entità del surcharge e dell’add-on non dipendono dal numero di desk in amber zone ma dalla differenza fra il capital charge a SA ed a IMA aggregato sui desk in green e amber zone.

In entrambe le casistiche, come logico, la presenza di cliff effect finirebbe per vanificare gli incentivi all’utilizzo del modello interno.

Un secondo elemento di criticità riguarda la frequenza di applicazione dei Validation Test ed i relativi effetti ai fini Pillar I: infatti, differentemente da Basilea III, gli esiti della P&L Attribution e del Backtesting per desk dovranno essere applicati non solo nella fase di validazione iniziale ma con cadenza trimestrale[4]. Questo implica che un generico desk può cambiare zona in base al Traffic Light Approach generando potenzialmente una certa variabilità nel requisito di capitale complessivo. Di conseguenza, anche qualora il cliff effect non si verifichi al momento della validazione iniziale, potrebbe presentarsi nel corso delle segnalazioni successive.

Infine, un terzo elemento critico risiede nella difficoltà strutturale per alcuni desk nel superare la P&L Attribution: si osserva infatti che se un generico desk, per mandato, assume rischi relativamente bassi, l’allineamento dei sistemi Risk e Front dovrà essere maggiormente garantito per non incidere, data la vicinanza dei valori di P&L, sui test Spearman e Kolmogorov.

2.4 Non-Modellable Risk Factor

Una delle maggiori innovazioni del mondo FRTB rispetto al contesto di Basilea III riguarda la componente di Non-Modellable Risk Factors (NMRF), che da sempre rappresenta uno dei key point di maggiore dibattito all’interno dell’Industry. Nato con l’esigenza di modellizzare quei fattori di rischio che non soddisfano uno specifico modellability assessment e perciò non eligible ad essere capitalizzati con un modello di Expected Shortfall, quello dei NMRF è un framework in continua (e costante…) evoluzione.

Nella sua formulazione originaria presentata nel Final Text del Comitato di Basilea 2016, tanto il Risk Factor Eligibility Test (RFET) quanto la metodologia di aggregazione proposta per il calcolo dello Stressed Expected Shortfall (SES) erano eccessivamente stringenti, portando a misure di Capital Charge difficilmente sostenibili ed abbattendo gli incentivi all’utilizzo del modello interno. In particolare, data la complessità e la natura dinamica dei portafogli di trading delle maggiori istituzioni finanziarie, nell’Industry sono state individuate sostanzialmente tre problematiche:

  1. Esistenza di uno squilibrio tra i due criteri di modellabilità, infatti il periodo massimo ammesso tra due osservazioni consecutive (30-days gap rule) predomina sul numero minimo di osservazioni in un anno (24-observations rule); quanto detto non si sposa con il fatto che il volume di transazioni complessivo si contrae sensibilmente in corrispondenza di specifici periodi dell’anno e ciò porta al fallimento del RFET. Analisi dell’Industry raccolte da ISDA [9] hanno dimostrato che su un campione di circa 20.000 Risk Factor, circa il 13% degli stessi soffre del problema della stagionalità: rilassando la 30-days gap rule imponendo un vincolo meno stringente di 3 osservazioni in 90 giorni, questi verranno trattati alla stregua di fattori di rischio modellabili con un risparmio di Capital Requirement stimato in circa 10-20%;
  2. Metodologia di aggregazione eccessivamente punitiva, che riconosce solo parzialmente benefici di diversificazione;
  3. Trattamento di ciascun term/nodo di curve/superfici come Risk Factor stand-alone con un conseguente impatto negativo sia in termini di Capital Requirement e sia di modellability assessment outcome.

Tanto con il Consultative Document di Marzo 2018 quanto con il documento BCBS di gennaio 2019, il Regulator ha parzialmente accolto le issue metodologicheavanzate dall’Industry, in particolare:

  1. Allo scopo di alleggerire gli esiti del RFET è stato posto in essere un intervento volto a rendere meno punitivo il vincolo della stagionalità richiedendo una più flessibile 4-in-90 rules oltre a garantire la facoltà di utilizzare le proprie Committed Quote nel contesto dell’assessment di modellabilità;
  2. Si ammette la possibilità di bucketizzare i Risk Factor con un duplice vantaggio sia in termini di RFET (è sufficiente che un solo term sia modellabile per estendere questa caratteristica all’intero bucket) e sia a livello di netting delle sensitivity calcolate intra-cluster;
  3. Riconoscimento di un effetto di diversificazione anche tra NMRF tra loro correlati, che si è tradotto in una metrica di capitale SES sicuramente più sostenibile, seppur essa continua ad occupare una percentuale molto alta sul requisito a modello interno.

Ciò nonostante, sono ancora numerosi i punti di incertezza legati al mondo dei Non-Modellable Risk Factor:

  • Poiché per costruzione i NMRF vengono capitalizzati separatamente e non rientrano nella metrica di IMCC (a differenza di eventuali coperture modellabili), le istituzioni sarebbero meno motivate a coprire e diversificare i loro portafogli. Di conseguenza sotto FRTB le strategie di copertura potrebbero essere scoraggiate a causa di un trattamento potenzialmente punitivo in cui un hedged portfolio implica un requisito di capitale più punitivo rispetto ad uno aperto;
  • Non è stata ancora tracciata univocamente una modalità di determinazione degli scenari di shock estremi oltre alla relativa applicazione al perimetro di NMRF: a tal proposito, come meglio dettagliato nella CRR II all’articolo 325bk, entro il 28 settembre 2020 l’EBA dovrà pubblicare una bozza di Regulatory Technical Standard da sottoporre alla Commissione in merito al topic in oggetto. Ciò nonostante, la stessa European Banking Authority, nel Discussion Paper di dicembre 2017 [10] introduce una procedura armonizzata per il calcolo della componente di NMFR capital requirement, oggetto di esercizi QIS per marzo 2019. Tuttavia, l’approccio proposto è stato oggetto di dibattito nell’Industry, soprattutto a causa della complessità operativa e del significativo effort computazionale richiesto.

In sintesi, resta ancora ampio margine di manovra e ci si attendono ancora parecchi interventi in questo senso, con la speranza che il quadro normativo possa chiarirsi una volta per tutte.

A conclusione di questo paragrafo, emerge che nonostante gli approfondimenti metodologici presentati nel BCBS di gennaio 2019 sono ancora molti i punti aperti che dovranno essere chiariti tramite EBA RTS (Liquidity Horizons, Non-Modellable Risk Factor, Backtesting e P&L Attribution) e, come detto, la pubblicazione di tali documenti è vincolante per il completamento degli sviluppi da parte degli istituti bancari nonché – limitatamente ad alcuni essi – per l’inizio dell’iter di validazione del reporting IMA.

3. Conclusioni

La normativa FRTB è giunta ad una fase fondamentale del suo percorso: dal punto di vista metodologico non sono attesi cambiamenti sostanziali del framework anche se non è da escludere qualche ripercussione sulle metriche (esiti Validation Test e capitale regolamentare); dall’altro, l’ennesimo slittamento dell’entrata in vigore potrebbe compromettere il commitment dell’Industry nell’adozione dei modelli interni in quanto:

1) le banche in fase progettuale embrionale potrebbero posticipare ulteriormente le attività fino a quando non vi sarà certezza del go-live ai fini Pillar I. In questo caso potrebbe materializzarsi il rischio che, nonostante una successiva e buona programmazione delle progettualità della banca, l’Autorità di Vigilanza non riesca a garantire la validazione dei modelli interni in tempi utili per la prima segnalazione regolamentare;

2) le banche in fase avanzata di implementazione si trovano a rischio stand-by degli sviluppi: se il reporting IMA a giugno/settembre 2023 dipenderà dal rispetto dell’iter normativo indicato nel primo paragrafo, è altrettanto vero che risultano mancanti alcuni elementi fondamentali per la completa programmazione delle attività, tra tutti: modalità e tempistiche di richiesta ad ECB della validazione del modello interno (dalle quali dipenderanno la collezione delle serie storiche per Validation Test e la stesura di notevole documentazione); la possibilità di una duplice validation phase; mancanza del go-live regolamentare a fini segnaletici. Tali elementi si traducono in un aumento non trascurabile dei costi e degli investimenti.

Inoltre, indipendentemente dalle modalità con cui le banche porteranno a termini gli sviluppi progettuali, si è enfatizzato come l’adozione dei modelli interni sia sfidante in quanto bisognerà tener conto dei seguenti elementi:

  • Elevati costi iniziali e di mantenimento del nuovo framework FRTB;
  • La divergenza tra i requisiti patrimoniali del modello standard e interno è esigua (ratio stimato 1,5);
  • Il superamento trimestrale dei Validation Test da parte dei trading desk risulta potenzialmente molto impattante nella determinazione del capitale regolamentare.

Le puntate sulla FRTB si sono susseguite con scadenze più o meno lunghe, gli attori che ne fanno parte saranno alle prese con numerosi altri episodi e i colpi di scena potrebbero essere non finiti, ma per questo si rimanda alle prossime puntate…

Contatti

Paolo Gianturco, Senior Partner, Deloitte Consulting, pgianturco@deloitte.it

Michael Zottarel, Manager, Deloitte Consulting, mzottarel@deloitte.it

Andrea Rodonò, Consultant, Deloitte Consulting, arodono@deloitte.it

Elisa Bollato, Consultant, Deloitte Consulting, ebollato@deloitte.it

Ringraziamenti  

Un ringraziamento speciale a Silvia Manera e Antonella Botte per il contributo di valore apportato nella scrittura dell’articolo.

Riferimenti

[1] Basel Committee on Banking Supervision – “Minimum capital requirements for market risk”, gennaio 2016, paper 352

[2] Basel Committee on Banking Supervision – “Minimum capital requirements for market risk”, gennaio 2019, paper 457

[3] European Union ambassadors – Proposal for a REGULATION OF THE EUROPEAN PARLIAMENT AND OF THE COUNCIL amending Regulation (EU) No 575/2013, febbraio 2019, paper 6288/19

[4] Regulation (EU) 2019/876 of the European Parliament and of the Council of 20 May 2019 amending Regulation (EU) No 575/2013 – Pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, giugno 2019

[5] Basel Committee on Banking Supervision – “Consultative Document – Revisions to the minimum capital requirements for market risk”, marzo 2018, paper 426

[6] Capizzano, Toto, Boscolo Berto, Sandrone – “Fundamental Review of the Trading Book II – Analisi d’impatto sul nuovo metodo standard”, aprile 2015, www.finriskalert.it

[7] Basel Committee on Banking Supervision – “Consultative Document – Simplified alternative to the standardised approach to market risk capital requirements”, giugno 2017, paper 408

[8] Bonollo M. – “ Il nuovo paper di consultazione su FRTB. Fine tuning normativo o schizofrenia del Comitato di Basilea? Alcune riflessioni”, luglio 2017, www.finriskalert.it

[9] Market Risk Group Meeting, June 2018, link

[10] European Banking Authority – Discussion paper: implementation in the European Union of the revised market risk and counterparty credit risk frameworks, dicembre 2017



[1] L’entrata in vigore è prevista 20 giorni dopo tale pubblicazione.

[2] La CRR II rimanda agli RTS su numerose aree di interesse ma quelli vincolanti per permettere la fase di reporting IMA sono: Liquidity Horizons, Non-Modellable Risk Factor, Backtesting e P&L Attribution.

[3] Il superamento del Backtesting (VaR 99/97.5 vs Hypothetical/Actual P&L) a livello di desk rimane condizione necessaria per il superamento dei Validation Test e quindi per la segnalazione a modello interno.

[4] Rimane confermato anche il Backtesting a livello di Banca che inciderà su eventuali add-on di capitale.

Giu 082019
 

L’iniziativa di Finriskalert.it “Il termometro dei mercati finanziari” vuole presentare un indicatore settimanale sul grado di turbolenza/tensione dei mercati finanziari, con particolare attenzione all’Italia.

Significato degli indicatori

  • Rendimento borsa italiana: rendimento settimanale dell’indice della borsa italiana FTSEMIB;
  • Volatilità implicita borsa italiana: volatilità implicita calcolata considerando le opzioni at-the-money sul FTSEMIB a 3 mesi;
  • Future borsa italiana: valore del future sul FTSEMIB;
  • CDS principali banche 10Ysub: CDS medio delle obbligazioni subordinate a 10 anni delle principali banche italiane (Unicredit, Intesa San Paolo, MPS, Banco BPM);
  • Tasso di interesse ITA 2Y: tasso di interesse costruito sulla curva dei BTP con scadenza a due anni;
  • Spread ITA 10Y/2Y : differenza del tasso di interesse dei BTP a 10 anni e a 2 anni;
  • Rendimento borsa europea: rendimento settimanale dell’indice delle borse europee Eurostoxx;
  • Volatilità implicita borsa europea: volatilità implicita calcolata sulle opzioni at-the-money sull’indice Eurostoxx a scadenza 3 mesi;
  • Rendimento borsa ITA/Europa: differenza tra il rendimento settimanale della borsa italiana e quello delle borse europee, calcolato sugli indici FTSEMIB e Eurostoxx;
  • Spread ITA/GER: differenza tra i tassi di interesse italiani e tedeschi a 10 anni;
  • Spread EU/GER: differenza media tra i tassi di interesse dei principali paesi europei (Francia, Belgio, Spagna, Italia, Olanda) e quelli tedeschi a 10 anni;
  • Euro/dollaro: tasso di cambio euro/dollaro;
  • Spread US/GER 10Y: spread tra i tassi di interesse degli Stati Uniti e quelli tedeschi con scadenza 10 anni;
  • Prezzo Oro: quotazione dell’oro (in USD)
  • Spread 10Y/2Y Euro Swap Curve: differenza del tasso della curva EURO ZONE IRS 3M a 10Y e 2Y;
  • Euribor 6M: tasso euribor a 6 mesi.

I colori sono assegnati in un’ottica VaR: se il valore riportato è superiore (inferiore) al quantile al 15%, il colore utilizzato è l’arancione. Se il valore riportato è superiore (inferiore) al quantile al 5% il colore utilizzato è il rosso. La banda (verso l’alto o verso il basso) viene selezionata, a seconda dell’indicatore, nella direzione dell’instabilità del mercato. I quantili vengono ricostruiti prendendo la serie storica di un anno di osservazioni: ad esempio, un valore in una casella rossa significa che appartiene al 5% dei valori meno positivi riscontrati nell’ultimo anno. Per le prime tre voci della sezione “Politica Monetaria”, le bande per definire il colore sono simmetriche (valori in positivo e in negativo). I dati riportati provengono dal database Thomson Reuters. Infine, la tendenza mostra la dinamica in atto e viene rappresentata dalle frecce: ↑,↓, ↔  indicano rispettivamente miglioramento, peggioramento, stabilità rispetto alla rilevazione precedente.

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