Ago 052015
 

LA NUOVA CDP: STRUTTURA, RACCOLTA, ATTIVITÀ

La Cassa Depositi e Prestiti (CDP), nata nel 1850, si è per oltre 150 anni occupata unicamente di raccolta del risparmio postale delle famiglie e del suo impiego nel debito statale e negli investimenti degli enti locali. Negli ultimi 15 anni si è però innescato un processo di cambiamento di natura e compiti di CDP. Alla trasformazione in Società per Azioni (2003) hanno fatto seguito l’estensione delle attività al sostegno alle imprese e a progetti di interesse pubblico (2009), la possibilità di acquisire partecipazioni in imprese ‘di rilevante interesse nazionale’ (2011), l’apertura a progetti di cooperazione internazionale, a investimenti infrastrutturali e in ricerca e l’aiuto, anche attraverso credito diretto, per l’internazionalizzazione e l’export delle imprese (2014-2015) (CDP, 2015a; CDP, 2015b;  Bassanini, 2015).

La CDP è attualmente controllata per l’80,1% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e con una quota del 18,4% detenuta dalle Fondazioni bancarie. Il restante 1,5% è posseduto da CDP sotto forma di azioni proprie (nel 2003, all’atto della creazione della SpA, le quote di MEF e Fondazioni bancarie erano rispettivamente del 70% e  del 30%). L’apertura a soggetti privati rende CDP diversa da altre National Promotional Banks, quali la francese Caisse des Dépôts et Consignations (CDC) o la tedesca Kreditanstalt für Wiederaufbau (KfW).

La principale fonte di raccolta di CDP rimangono i risparmi postali: essi ammontano a 252 miliardi e vengono tuttora in parte utilizzati per il finanziamento degli enti pubblici. Altre forme di finanziamento, come l’emissione di obbligazioni non garantite, sono dirette a investitori istituzionali e, da marzo 2015, a persone fisiche. Esse sono utilizzate per il sostegno alle imprese e alle infrastrutture considerate strategiche (Bassanini, 2012; Bassanini, 2015; CDP, 2015c; CDP, 2015d).

IL SOSTEGNO ALLE IMPRESE

Nel corso del 2014 CDP ha mobilitato risorse per oltre 28 miliardi di euro, di cui 15,1 verso il mondo delle imprese. Lo stock relativo al sostegno alle imprese si è attestato al 31 dicembre 2014 a 17,1 miliardi. Gli interventi a favore di queste ultime possono essere divisi in tre aree: concessione di credito agevolato; sostegno all’economia; sostegno alle esportazioni.

I canali principali per fornire finanziamenti agevolati sono il fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca (FRI) e il plafond Beni Strumentali. La dotazione del FRI è di 6 miliardi di euro; al credito agevolato da parte della Cassa deve necessariamente accompagnarsi un finanziamento di un istituto bancario, concesso a condizioni di mercato. Il plafond Beni Strumentali favorisce ‘investimenti in macchinari, impianti, attrezzature e beni strumentali’: è stato creato nel febbraio 2014 con una dotazione di 2,5 miliardi, aumentata a 5 nel febbraio 2015 (CDP, 2015d; CDP, 2015e).

Diversi strumenti sono stati attivati per il sostegno all’economia, in larga parte tramite il sistema bancario: il plafond Pmi 2009, il Nuovo plafond Pmi; la piattaforma Imprese.
Il plafond Pmi 2009 è stato fornito di una provvista di 8 miliardi, interamente utilizzati e sottoscritti da oltre 40.000 imprese. Il Nuovo plafond Pmi, nato nel 2012, è stato dotato di ulteriori 10 miliardi (di cui 2 trasferiti nel 2014 a Piattaforma Imprese). Le risorse previste, pari dunque a 16 miliardi e provenienti dal risparmio postale, sono date alle banche, che le utilizzano per finanziare investimenti a medio termine – da 3 a 10 anni -; tra il 2009 e il 2014 sono stati impiegati 15,9 miliardi e finanziate oltre 100.000 aziende.
Piattaforma Imprese è suddivisa in: plafond Pmi, per investimenti e esigenze di circolante delle piccole e medie imprese (sino a 250 addetti); plafond MID, dedicato alle ‘mid-cap’, aziende con 250-3000 dipendenti; plafond reti Pmi, in collaborazione con la BEI, per favorire la crescita dimensionale di piccole e medie imprese; plafond Esportazione, per operazioni post-financing relative alle esportazioni. La dotazione della piattaforma Imprese è pari a 5,5 miliardi: Plafond Pmi – 2 miliardi; Plafond MID – 2 miliardi; Plafond Reti Pmi – 500 milioni; Plafond Esportazione – 1 miliardo (aumentato a 2 ad aprile 2015) (CDP, 2015d; CDP, 2015e; Bassanini, 2012; Bassanini, 2015).

Infine, il sostegno alle esportazioni e all’internazionalizzazione delle imprese italiane si concretizza attraverso il sistema Export Banca. Dotato attualmente di 6 miliardi, che dovrebbero giungere a 15 nel giro di pochi anni, tale settore è considerato fondamentale per il futuro del paese: a conferma di ciò l’acquisizione di Simest e SACE da parte di CDP, per creare un punto di riferimento strategico. CDP fornisce la provvista alla banche per finanziare le suddette operazioni; in alternativa, essa può  prestare direttamente alle aziende (CDP, 2015f; Bassanini, 2015).

CDP E LE POLITICHE INDUSTRIALI DELLO STATO

Il ruolo di CDP nel sostegno all’economia, nonché nel favorire gli investimenti delle amministrazioni pubbliche e lo sviluppo delle infrastrutture, avviene sotto varie forme. Oltre ai canali summenzionati, la Cassa possiede infatti partecipazioni in alcune delle maggiori società a controllo pubblico italiane ed è entrata, solitamente con quote di minoranza, nel capitale di diverse aziende (quest’ultima strada è perseguita tramite Fondi appositamente istituiti, sui quali ci soffermeremo in un prossimo articolo). Il nuovo attivismo ha riaperto la discussione sul ruolo dello Stato e delle politiche industriali e non sono mancate critiche sui rischi che l’interventismo di quest’ultimo potrebbe avere.

D’altronde, la crisi ha mostrato che i mercati non sono capaci di autoregolarsi e che il ruolo del settore pubblico non può esaurirsi nell’eliminazione dei vincoli all’attività privata. Tra il 2008 e il 2014 la produzione industriale è calata del 9,8%, la domanda interna dell’11,1%; tra il 2007 e il 2013 il numero di imprese è crollato, con una perdita di oltre 60.000 unità. Le modifiche strutturali che hanno fatto seguito all’inizio della congiuntura economica, ovvero le nuove regolamentazioni per il mondo bancario e la consolidazione fiscale nell’UE, hanno ulteriormente aumentato la necessità di rilanciare lo sviluppo tramite un canale non bancario e non pubblico.

Cassa Depositi e Prestiti rappresenta il mezzo più consono per il sostegno all’economia. La forza dell’azione della CDP è data innanzitutto dalla sua dotazione finanziaria, se si considera che i 252 miliardi di risparmio postale cui essa dispone superano ampiamente la capacità di spesa degli enti locali e della amministrazione centrale.
Le norme prudenziali e contabili per il settore bancario hanno spinto le istituzioni di credito a concentrarsi sui finanziamenti a breve; la Cassa utilizza invece le proprie risorse per finanziamenti a lungo termine. Essa è avvantaggiata dall’essere una ‘istituzione di mercato con missione pubblica’, dunque di portare avanti finalità pubbliche tramite l’utilizzo di fondi privati. La separazione tra le linee guida, impostate dal legislatore, e le decisioni sui singoli investimenti, prese autonomamente e in forma privatistica, pare ad oggi il modo migliore per garantire l’efficacia dell’azione della Cassa e rende la sua esperienza diversa da quella dell’IRI, cui la prima è stata talvolta paragonata (Bassanini, 2012; Bassanini, 2015).

BIBLIOGRAFIA

Bassanini, Franco. La Cassa Depositi e Prestiti nell’economia sociale di mercato. Cassa Depositi e Prestiti. 2012.

Bassanini, Franco. La politica industriale dopo la crisi: il ruolo della Cassa Depositi e Prestiti. Astrid Rassegna, n.7. 2015.

Cassa Depositi e Prestiti (CDP). Crescere per competere. Il caso del Fondo Strategico Italiano. Quaderni, n.1. 2015f.

Cassa Depositi e Prestiti (CDP). Fatti e numeri. Chi siamo. 2015c.

Cassa Depositi e Prestiti (CDP). Storia della CDP. Chi siamo. Identità e missione. 2015a.

Cassa Depositi e Prestiti (CDP). Normativa istituzionale. Chi siamo. Identità e missione. 2015b.

Cassa Depositi e Prestiti (CDP). Relazione finanziaria annuale 2014. 2015d.

Cassa Depositi e Prestiti (CDP). Sostegno all’economia. 2015e.

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