Mag 262017
 

L’equity crowdfunding consiste nella raccolta di capitale di rischio attraverso un appello diretto sul web lanciato da una società e la sottoscrizione online delle quote stesse. Normalmente un’operazione di questo tipo richiede la pubblicazione di un prospetto informativo approvato dalla Consob, ma sulla scia di quanto avvenuto in altri Paesi (in primis il Regno Unito e gli USA) l’Italia si è recentemente dotata di una nuova regolamentazione (attraverso il D.L. 179/2012) che apre questa opportunità, a condizione che l’offerta venga veicolata su un portale autorizzato da Consob.

Va premesso che aderire ad una campagna di equity crowdfunding rappresenta un investimento dal rischio elevato. Stiamo parlando di quote societarie non trattate sui mercati borsistici (quindi illiquide) emesse da società spesso di piccola dimensione, se non addirittura startup, con un livello di trasparenza non comparabile alle grandi imprese. La redditività attesa dipende quindi essenzialmente dalla ‘speranza’ di sostenere imprese che in futuro avranno successo, come avviene nel mondo del private equity e del venture capital. Le ricerche accademiche mostrano però che alla base delle motivazioni dell’equity crowdfunding non vi è solo la ricerca di un rendimento potenzialmente elevato, ma anche la soddisfazione per sostenere finanziariamente ed essere comproprietari di un’idea di business innovativa e stimolante.

Il 2016 è stato l’anno di ‘decollo’ dell’equity crowdfunding in Italia, e il 2017 può rappresentare l’anno di ‘consacrazione’ effettiva a seguito delle interessanti novità introdotte dalla Legge di Stabilità che nel seguito andiamo a descrivere.

Secondo i dati raccolti dall’Osservatorio Crowdfunding del Politecnico di Milano, nel 2016 sono state ben 28 le campagne di equity crowdfunding chiuse sui portali autorizzati italiani, con un aumento del 75% rispetto all’anno precedente. Due terzi di queste (19) si sono chiuse con successo, mentre le altre purtroppo non hanno raggiunto la soglia di raccolta desiderata e quindi sono state annullate. In totale nel 2016 sono stati raccolti sul mercato € 4,36 milioni, una cifra ancora modesta rispetto al potenziale effettivo, ma con un aumento del 140% rispetto al 2015. Il 2017 è partito molto bene, con già 16 offerte chiuse con successo, alcune in pochissimi giorni. In aggregato, dall’avvio della legge sono stati raccolti circa € 10 milioni.

Come evidenziano le statistiche in figura, i portali al momento autorizzati in Italia per ospitare campagne di equity crowdfunding sono 17. Le offerte pubblicate fino alla data del 20/5/2017 sono 99. Di quelle chiuse, il 57,5% ha raggiunto il target minimo di raccolta stabilito. Alla stessa data, erano ben 19 le offerte ancora aperte sui portali. La stragrande maggioranza delle offerte è stata finora proposta da startup innovative, 4 da PMI innovative, una da un veicolo societario che investe prevalentemente nel capitale di startup e PMI innovative. In effetti fino ad oggi la legge attribuiva l’opportunità di raccogliere capitale di rischio attraverso il web solo a questa tipologia di imprese.

Il valore medio dell’obiettivo di raccolta è abbastanza basso (€ 257.234); il valore massimo possibile in base alle Direttive europee è € 5 milioni. In cambio, le imprese hanno offerto una quota del capitale mediamente pari al 18,75%. Una semplice proporzione fra le due statistiche precedenti ci dà un’idea di quale possa essere la valutazione delle imprese implicita nell’offerta (e quindi del sovrapprezzo richiesto dai fondatori agli investitori). Va notato che in diversi casi la tipologia di quote offerte non è di tipo ordinario, ma si tratta di quote con diritto di voto limitato o addirittura senza diritto di voto. Il numero medio di finanziatori per ogni campagna è pari a 45, ma è abbastanza variabile (addirittura ci sono campagne che sono state coperte integralmente da un unico finanziatore).

Figura. L’equity crowdfunding in Italia: statistiche aggregate al 20/5/2017. Fonte: www.osservatoriocrowdinvesting.it

Ma chi sono tipicamente gli investitori nell’equity crowdfunding? Innanzitutto è utile notare come il numero totale degli investitori sia quasi raddoppiato nel 2016 rispetto all’anno precedente (raggiungendo le 769 unità). L’ammontare investito medio è diminuito, passando da € 9.800 nel 2014 a € 5.600 nel 2016. Il profilo tipico è quello di una persona fra 40 e 50 anni, di sesso maschile. Alcuni di essi hanno investito in più campagne; non mancano anche i business angels, ovvero investitori che sistematicamente sono a caccia di nuove imprese da finanziare, per poi supportarle nella crescita con un contributo di natura manageriale.

Venendo alle novità per il 2017, il Governo ha voluto introdurre alcuni interessanti opportunità per gli investitori. Innanzitutto la possibilità di raccolta tramite equity crowdfunding viene estesa a tutte le PMI attive sul mercato italiano (manca solo l’aggiornamento del Regolamento da parte di CONSOB per la piena operatività). Questo punto è particolarmente significativo essendo l’economia italiana costituita per il 22% da tali imprese. In secondo luogo vengono confermati e aumentati gli incentivi fiscali che spettavano agli investitori, come indica la Tabella. Tali incentivi continueranno a riguardare però solo startup e PMI innovative. In particolare, la detrazione per le persone fisiche (così come la deduzione per le persone giuridiche) sale fino al 30%. Ciò implica che se un individuo investe € 1.000 in una campagna di equity crowdfunding, l’anno successivo potrà detrarre dalla tasse nella dichiarazione dei redditi ben € 300. Lo sgravio fiscale massimo annuale cresce da € 500.000 a € 1.000.000 per gli investitori di natura fisica, mentre rimane invariato il tetto di € 1.800.000 per gli investitori di natura giuridica.

Dal punto di vista dell’investitore, il periodo minimo di mantenimento dell’investimento effettuato con il crowdfunding cresce da 2 a 3 anni, pena l’annullamento degli incentivi fiscali. Ulteriori buone notizie sulla detassazione dei proventi potrebbero poi arrivare dai PIR (i nuovi Piani Individuale di Risparmio) non appena saranno meglio definite alcune modalità operative.

Si tratta di novità che rappresentano un nuovo punto di svolta nello scenario italiano dell’equity crowdfunding. Numerose ricerche accademiche mostrano che questa opportunità consente alle imprese di diversificare i propri canali di finanziamento, ottenendo anche maggiore visibilità. È chiaramente interesse di tutti sostenere le imprese, in particolare le startup innovative, perché generano tecnologia e occupazione. Dal punto di vista del wealth management, senza dimenticare che si tratta di investimenti illiquidi e rischiosi, allocare una piccola quota degli investimenti in questa nuova asset class consente di diversificare ulteriormente il portafoglio e di giocarsi un’opzione sulla possibilità di avere ‘scovato’ la prossima Google, la prossima Apple o la prossima Amazon.

 

Mag 262017
 

L’ESMA ha pubblicato un documento di consultazione avente ad oggetto la disciplina dei fondi di investimento monetari. Le proposte principali riguardano la liquidità delle attività e del profilo creditizio, la creazione di un modello di segnalazione e la definizione di scenari di stress test.

La consultazione avrà termine il 7 agosto 2017.

Comunicato stampa
Documento di consultazione

Mag 262017
 

L’EIOPA ha pubblicato il Report finale sull’esito della consultazione No. 16/003 avente ad oggetto la definizione di una metodologia di calcolo dell’Ultimate Forward Rate (UFR). Il documento è accompagnato da un esempio di implementazione.

Report EIOPA su consultazione No. 16/003
Esempio di calcolo tasso UFR

Mag 262017
 

L’ESMA ha rilasciato un Parere per chiarire il concetto di strumento finanziario “negoziato presso un sistema di negoziazione” (“traded on a trade venue” o TOTV), rilevante per una serie di disposizioni rientranti nel perimetro della direttiva MiFID II e del Regolamento MiFIR.

Il Parere specifica quali transazioni in derivati ​​concluse al di fuori delle sedi di negoziazione (OTC) siano soggette ai requisiti in materia di informativa e di trasparenza che si applicano per gli strumenti TOTV. In particolare – come illustrato nel Parere ESMA – tali obblighi si applicano alle negoziazioni OTC solo nei casi in cui gli strumenti derivati abbiano gli stessi dati di riferimento di strumenti ammessi alla negoziazione TOTV.

Comunicato stampa
Parere ESMA

Mag 262017
 

L’Autoritá Bancaria Europea (EBA) ha pubblicato il nuovo elenco degli strumenti di capitale classificati come CET1 (Common Equity Tier 1) dalle Autorità di vigilanza europee. L’aggiornamento di tale elenco rientra nei compiti assegnati all’Autorità di Vigilanza ai sensi del Regolamento CRR (Capital Requirements Regulation). In particolare, l’EBA è tenuta a monitorare la qualità dei nuovi strumenti emessi dalle istituzioni europee e a valutare la loro conformità ai criteri di idoneità previsti dalla disciplina CRR.

Comunicato stampa
Elenco strumenti CET1 EBA – maggio 2017

Mag 262017
 

L’EIOPA ha lanciato un esercizio di stress test per gli enti pensionistici aziendali o professionali (Institutions for Occupational Retirement Provision o IORP) europei. Lo stress test mira a fornire una panoramica dei rischi e delle vulnerabilità del settore dei fondi pensione europei. Questo è il secondo esercizio condotto da EIOPA in questo settore.

L’esercizio è stato progettato per valutare la resilienza del settore pensionistico europeo a uno scenario di mercato avverso. In particolare, lo scenario di stress – denominato scenario “double-hit” – è stato sviluppato in cooperazione con il Comitato europeo per il rischio sistemico e combina una riduzione del tasso di interesse risk-free con una diminuzione del valore delle attività detenute dai fondi pensione.

Le istituzioni partecipanti avranno tempo fino al 13 luglio 2017 per completare l’esercizio di stress test. I risultati saranno pubblicati in forma aggregata entro la fine del 2017.

Comunicato stampa

Mag 192017
 

Uno dei problemi più pressanti che le banche europee hanno affrontato negli ultimi anni, e che dovranno fronteggiare anche nel prossimo futuro, è la bassa redditività (EBA, 2016). La media del ROE di tutti i paesi dell’UE28 per il periodo compreso tra il 2010 e il 2015 è stata negativa per quattro punti percentuali. Tra i principali paesi europei la Francia ha registrato un modesto +6%, UK +3%, Germania +2%, Spagna 0% e infine l’Italia -4%. Molto negativo è stato il risultato delle banche cipriote e slovene (-28%), così come di quelle croate (-15%) e greche (-12%).

Tra i fattori che hanno contributo alla bassa profittabilità va citata, in primo luogo, la crisi finanziaria, che ha fatto emergere le carenze con cui le banche commerciali valutavano nel periodo pre-crisi l’affidabilità dei debitori, soprattutto quelli di maggiore dimensione. Anche i tassi d’interesse vicino allo zero, se non anche negativi (Milani, 2014), indotti dalle politiche monetarie accomodanti e la rigidità dei costi operativi hanno evidentemente avuto un ruolo rilevante in questo quadro. A ciò si è aggiunta anche l’innovazione digitale, che se da un lato ha permesso di offrire servizi bancari evoluti attraverso il web (il cosiddetto e-banking), ha allo stesso tempo consentito ad operatori extra-bancari di conquistare grosse quote di mercato su segmenti in passato di esclusivo appannaggio degli istituti di credito, come i mezzi di pagamento. Ma anche sul fronte del mercato del credito comincia a farsi sentire la spinta delle tecnologie applicate alla finanza (cosiddetto FinTech).

L’industria bancaria ha spesso vissuto questi cambiamenti con angoscia, subendoli piuttosto che calvandoli nella ricerca di trovare quelle innovazioni che potrebbero intercettare l’interesse della clientela, attuale e futura. Dall’innovazione tecnologica gli istituti di credito possono invece trovare spunti per riguadagnare efficienza e redditività.

Internet banking: quale impatto sui conti bancari?

Nel Rapporto sull’e-banking 2017 di BEM Research è presente una valutazione degli effetti della diffusione dell’internet banking nei diversi sistemi bancari europei. Nello specifico è stato stimato empiricamente l’impatto sull’efficienza, misurata attraverso il cost-income ratio, e sulla redditività, rappresentata dal ROE e dal ROA (Return on Asset), del grado di diffusione dell’e-banking nei paesi dell’UE28.

Per verificare che la relazione non dipenda da altri fattori sono state considerate una serie di variabili di controllo, tra cui:

  • Il rapporto tra numero di sportelli per abitante;
  • Il rapporto tra numero di abitanti e dipendenti bancari;
  • Il rapporto tra impieghi e totale attivo bancario (dati consolidati);
  • Il Tier1 ratio, indicatore della dotazione patrimoniale calcolata secondo i principi di Basilea;
  • Il tasso di rendimento a 10 anni dei tassi governativi;
  • Il rapporto tra totale attivo bancario e Pil nominale;
  • Il tasso di crescita del Pil reale;
  • La quota di totale attivo in capo alle prime 5 banche operanti in un paese.

La stima è stata condotta utilizzando come fonti Eurostat, BCE e Thomson-Reuters. I dati utilizzati hanno frequenza annuale e sono compresi nel periodo 2004-2015 (in altri termini il database è costituito da un panel). I risultati delle stime sono riportati nella tabella 1.

Considerando l’intero campione dei paesi UE28 si riscontra come la diffusione dell’e-banking abbia un effetto negativo, ma non statisticamente significativo, sul cost-income ratio (modello 1). Una maggiore presenza di sportelli, rispetto alla popolazione, fa invece aumentare significativamente l’incidenza dei costi operativi rispetto ai ricavi. Anche l’incidenza dei dipendenti bancari ha un coefficiente positivo, ma non statisticamente significativo.

Sui due indicatori di redditività considerati, ovvero ROA (modello 2) e ROE (modello 3), l’internet banking ha un effetto positivo e statisticamente molto significativo. Sia la diffusione degli sportelli che l’incidenza dei dipendenti bancari non risultano invece impattare significativamente sulla redditività, sia in un verso che nell’altro.

Per valutare se le stime siano condizionate dall’inclusione nel campione di paesi di medio-grande dimensione, e con sistemi bancari di grandezza anomala, la stima si è poi focalizzata su un sottocampione. Nello specifico, sono stati esclusi dall’analisi il Lussemburgo e l’Irlanda: il primo svolge una funzione di hub finanziario europeo, tant’è che il totale attivo bancario ammonta a più di 20 volte il Pil domestico. Anche il secondo ha una funzione analoga, favorito tra l’altro dall’adottare come lingua ufficiale l’inglese e da un regime fiscale molto conveniente: il totale attivo bancario irlandese è pari a circa 6 volte il Pil nazionale. Escludendo questi due paesi, che basano molto delle loro attività su relazioni con imprese piuttosto che con famiglie, si osserva come l’internet banking abbia un effetto negativo e statisticamente significativo sul cost-income ratio (modello 4). Permane comunque l’effetto positivo e significativo della diffusione degli sportelli sui costi operativi.

Relativamente alla redditività, i risultati descritti in precedenza con riferimento all’e-banking sono confermati (modelli 5 e 6). Si osserva però che nel sottocampione che esclude Lussemburgo e Irlanda la diffusione degli sportelli risulta impattare negativamente e significativamente sul ROE. Anche nel sottocampione l’incidenza dei dipendenti bancari non sembra avere conseguenze né sull’efficienza né sulla redditività.

Conclusioni

Dal passaggio verso una maggiore digitalizzazione dei rapporti con la clientela retail le banche potrebbero ottenere positivi riscontri economici. I servizi di e-banking, così come altre modalità di interazioni a distanza, stentano però nel prendere piede in Italia. Alla base ci sono probabilmente vincoli di natura culturale dal lato della domanda che per essere superati richiedono un maggiore impegno anche da parte dell’industria bancaria. Si dovrebbe, ad esempio, sfruttare gli sportelli per accompagnare famiglie e piccoli imprenditori alla comprensione  delle modalità di utilizzo della tecnologia. Le filiali bancarie potrebbero diventare un punto di contatto per avviare sempre più una modalità di relazione multicanale, che sfrutti appunto il web, ma anche i promotori finanziari e i call center per dialogare al meglio con famiglie e imprese.

Bibliografia

BEM Research, 2017, Rapporto sull’e-banking. Internet banking in Europa: diffusione e impatto sui conti bancari.

EBA, 2016, Risk assessment of the European Banking System.

Milani C., 2014, Tassi negativi: quando la liquidità diventa un problema, FinRiskAlert.it.

Mag 192017
 

La BCE ha pubblicato le proprie Linee Guida in materia di transazioni con effetto leva (leverage transactions). Le disposizioni – formulate a conclusione di un processo di consultazione pubblica – mirano a facilitare l’individuazione delle transazioni a leva e a favorire una gestione più rigorosa dei rischi derivanti da tali esposizioni

L’implementazione delle linee guida seguirà il principio di proporzionalità in modo da adattare il livello di intrusione in base al profilo di rischio delle transazioni a leva delle singole banche. In questo senso, la BCE monitorerà le attività di finanziamento a leva e potrà chiedere alle banche selezionate di riferire regolarmente le loro esposizioni a transazioni con effetto leva, nonché l’evoluzione e la rischiosità di tali esposizioni.

Comunicato stampa
Linee Guida BCE su operazioni a leva

Mag 192017
 

L’EIOPA ha pubblicato il nuovo aggiornamento del Risk Dashboard basato sui dati del quarto trimestre del 2016. Il documento – a cadenza trimestrale –  riassume i principali rischi e le vulnerabilità nel settore assicurativo dell’Unione Europea utilizzando un insieme di indicatori suddivisi per classi di rischio.

I risultati mostrano che l’esposizione al rischio del settore assicurativo nell’Unione europea è rimasta stabile e sono stati individuati alcuni sviluppi positivi del mercato. In particolare, la volatilità è diminuita e i tassi di inflazione hanno cominciato lentamente a convergere nei livelli target desiderati.

Nonostante questi segnali positivi, tuttavia, il perdurare dell’attuale regime di bassi tassi di interesse e l’osservazione che i fondamentali del mercato potrebbero non riflettere correttamente il rischio di credito sottostante, rappresentano preoccupazioni importanti per l’industria assicurativa europea. Ciò si riflette anche nella percezione leggermente deteriorata del mercato e nella recente performance negativa dei prezzi delle azioni di assicurazione.

Comunicato stampa
Risk Dashboard EBA 4Q 2016

Mag 192017
 

Il Securities Markets Stakeholder Group (SMSG) dell’ESMA ha pubblicato la propria risposta alla consultazione della Commissione europea sul funzionamento delle Autorità di Vigilanza Europee (ESA). La consultazione, lanciata il 21 marzo 2017, esamina il ruolo e il funzionamento delle ESA e analizza potenziali modifiche ai quadri giuridici di riferimento per garantire che le Autorità possano rispettare al meglio i loro mandati. In particolare, la consultazione considera miglioramenti riguardanti l’attuale struttura di governance, i compiti e i poteri delle ESA.

Lo Stakeholder Group ritiene che, sebbene, le ESA abbiano svolto un buon lavoro, in molti aspetti vi siano ampi margini di miglioramento. Gli sforzi da compiere – segnala l’SMSG – riguardano soprattutto l’aumento della convergenza tra le autorità nazionali e il rafforzamento della tutela dei consumatori e degli investitori nell’UE.

L’SMSG riconosce l’importanza di modelli efficaci di governance e di finanziamento per le ESA e che potrebbero essere necessarie alcune modifiche per garantire il raggiungimento del loro mandato. Inoltre, l’SMSG riconosce l’importante ruolo svolto dai gruppi di stakeholders, sia nell’assicurare una regolamentazione efficace sia nel mantenere la legittimità e la fiducia del pubblico nel Sistema europeo di vigilanza finanziaria (ESFS).

Risposta dell’SMSG alla consultazione della Commissione Europea sull’attività delle ESA