Gen 112019
 

Il Rapporto di Stabilità Finanziaria pubblicato da Banca d’Italia (BDI) a fine 2018 contiene alcuni dati interessanti:

Credito bancario. Secondo le previsioni, il credito bancario rimarrà debole nel biennio 2019-2020, il rapporto credito/PIL continuerà ad essere al di sotto del suo valore di lungo periodo.

Aumento dello spread sui titoli di Stato italiani. L’aumento dei tassi ha causato un aumento della spesa di interessi per lo Stato italiano pari a 1,5 miliardi da aprile a novembre, costerebbe 5 miliardi nel 2019 e 9 miliardi nel 2020. Secondo simulazioni basate su quanto accaduto nel 2010-2011, un aumento di 100 punti basi dello spread dei titoli di Stato decennali porterebbe a:

  • un aumento di 40 punti base sui REPO delle banche e di 100 sulle loro obbligazioni. L’effetto sul CET1 per le banche significative sarebbe pari a 40 punti base e a 90 per le banche meno significative. Le banche italiane hanno il 5.7% dell’attivo valutato al fair value investito in titoli di Stato italiani (quelle meno significative sono più esposte).
  • una riduzione dei fondi propri del 28% delle compagnie assicurative che detengono il 34% dell’attivo investito in titoli di Stato italiani.
  • Un aumento di 70 punti base per i tassi di interesse dei prestiti alle imprese e di 30 punti base per i mutui alle famiglie. Si verificherebbe anche una riduzione significativa del tasso di crescita dei prestiti alle imprese.

Mercato immobiliare. Il numero delle compravendite è in recupero ma i prezzi hanno continuato a diminuire nel 2018, nel 2019 potrebbe esserci una debole inversione di tendenza. Nel 2018 l’indicatore di vulnerabilità bancaria per i mutui per l’acquisto di immobili e i crediti alle imprese di costruzioni (flusso di nuovi crediti deteriorati) ha raggiunto il valore più basso dal 2002. Il LTV dei mutui è in aumento ma su valori prossimi a quelli riscontrati nel 2007-2008 ed è in linea con quello delle maggiori economie europee.

Ricchezza delle famiglie. Nei primi tre trimestri del 2018 è calata del 3.5%. Il grado di indebitamento è tra i più bassi dell’area euro e concentrato sulle famiglie in grado di sostenere l’onere. Dal 2008 ad oggi la composizione della ricchezza è variata significativamente: depositi +3% (da 29% a 32%), obbligazioni -14% (da 21% a 7%), le obbligazioni bancarie in particolare sono passate da 9.4% a 1.8%, quote fondi comuni +6% (da 6% a 12%), fondi pensione +1.3% (da 1.1% a 2.4%), assicurazioni +6.3% (da 11% a 17.3%, quasi del tutto ramo vita). Aumento del credito al consumo, le famiglie italiane sono in ritardo nei pagamenti più che in altri paesi europei, il 65% dei prestiti è in carico a famiglie con un reddito superiore al valore mediano. La quota dei prestiti alle famiglie deteriorati è pari al 7.7% (tre punti in meno del 2015). I nuclei familiari vulnerabili a fine 2019 dovrebbero essere pari all’1.9% con un debito pari all’11.3% del totale, se l’euribor salisse di 100 punti base il debito vulnerabile salirebbe al 12.3%.

Imprese. La redditività è pari al 7% (un valore prossimo a quello pre-crisi), solo le imprese di costruzioni sono sotto il dato del 2007. Le imprese hanno un buon livello di autofinanziamento (le attività liquide sono il 20% del PIL, il livello più alto da venti anni). La leva finanziaria è pari a 40%, è di due punti percentuale superiore alla media area euro ma è scesa di dieci punti dal picco del 2011. Il tasso di deterioramento dei prestiti bancari, pari al 2.8%, è prossimo ai livelli pre-crisi. La quota di imprese vulnerabili dovrebbe ridursi nel 2019 al 30%, valore inferiore di 15% rispetto al picco del 2012.

Banche. Il flusso di nuovi crediti deteriorati si colloca all’1.7% al minimo dal 2006. Nel primo semestre del 2018 la consistenza dei crediti deteriorati lordi è diminuita del 13% (ed è pari a 225 miliardi). A fine giugno, il rapporto tra crediti deteriorati e totale dei finanziamenti (al netto delle rettifiche di valore) era pari al 5%. Tra maggio e settembre le banche hanno acquistato titoli di Stato per 39 miliardi. I titoli pubblici italiani pesano per il 9.5% sul totale attivo delle banche. Il funding gap delle banche (rispetto alla raccolta al dettaglio) è pari al 2%, sui livelli minimi da venti anni. La raccolta obbligazionaria è diminuita soprattutto per il calo di quella presso le famiglie ed è inferiore a quella dei principali paesi europei. Tra aprile e ottobre, il rendimento delle obbligazioni bancarie senior è raddoppiato, quello delle obbligazioni non garantite è triplicato. A giugno 2018 il CET1 ratio delle banche era pari a 13.2%, 60 punti più basso di fine 2017, nel secondo semestre l’impatto della diminuzione dei corsi dei titoli di Stato è stato pari 30 punti base, per quelle significative, e 75 per quelle meno significative. Le principali banche italiane sono meno patrimonializzate di quelle europee nella misura di 180 punti base secondo la misura del CET1 ratio mentre hanno un livello di leva finanziaria più favorevole (5.7% contro 5.3%). Rispetto al primo semestre del 2017 il margine di intermediazione è aumentato dell’1.5% (+3.1% le commissioni, +2.9% margine di interesse).

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