Giu 152019
 

Il Final Text del Comitato di Basilea 2016 [1] prevedeva come data di prima segnalazione regolamentare secondo il nuovo framework Market Risk – Fundamental Review del Trading Book – il 31 dicembre 2019. Sia le banche intenzionate a segnalare utilizzando il modello interno sia il Regulator dovrebbero essere quindi nel vivo di application, on-site inspection e validazioni delle metodologie adottate.

Da tale prima indicazione, invece, si sono susseguite innumerevoli evoluzioni normative sfociate in due aggiornamenti recenti: la revisione del Final Text tramite un nuovo documento BCBS di gennaio 2019 [2] e la proposta di modifiche alla Capital Requirements Regulation (CRR II) con un nuovo testo di febbraio 2019 [3], pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il 7 giugno 2019 [4][1].

Quest’ultima introduce una fase di reporting “come primo passo verso la completa implementazione della FRTB nell’Unione Europea” oltre ad un’ulteriore dilatazione delle tempistiche per l’entrata in vigore dei nuovi requisiti ai fini segnaletici, di cui non si menziona una data certa (non si esclude che essa possa essere contestuale al suddetto reporting IMA previsto potenzialmente per giugno/settembre 2023).

L’articolo si propone di effettuare alcune riflessioni sulle implicazioni derivanti dall’incertezza normativa dell’attuale timeline che porterà al definitivo go-live della FRTB ai fini segnaletici e di fornire una overview degli ultimi sviluppi metodologici con i relativi impatti sul capitale regolamentare che le banche dovranno detenere ai fini del Pillar I (FRTB Standard vs FRTB Modello Interno).

  1. Timeline: la fase di reporting prima della segnalazione regolamentare

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della nuova CRR II partirà un ulteriore iter normativo per giungere al reporting delle nuove misure di rischio:

  • Entro dicembre 2019 la Commissione Europea dovrà adottare un atto delegato con l’obiettivo di rendere operativa la FRTB ai fini di reporting; trascorso non oltre un anno dall’adozione dell’atto delegato, le banche dovranno cominciare la fase di reporting secondo lo Standardised Approach (SA), a partire quindi dal 31 dicembre 2020;
  • Ai fini del reporting tramite Internal Model Approach (IMA) dovranno essere completati diversi passaggi normativi: entro il 28 marzo 2020 la European Banking Authority (EBA) dovrà emanare specifici Regulatory Technical Standards (RTS)[2] che permetteranno di completare quasi interamente il framework metodologico della FRTB; 3 anni dopo l’adozione dell’ultimo RTS da parte della Commissione Europea si potrà iniziare il reporting, purché vi sia stata l’approvazione del modello interno da parte dell’Autorità di Vigilanza. Salvo ulteriori posticipi il primo reporting è atteso per giugno/settembre 2023.

Grafico 1: iter normativo atteso per il completamento della normativa FRTB e inizio delle fasi di reporting.


Inoltre, il quadro legislativo è completato con le seguenti due indicazioni da attuare entro il 30 giugno 2020:

  • Tramite RTS EBA dovranno essere definite le modalità e la frequenza del reporting;
  • La Commissione Europea dovrà formalizzare al Consiglio e Parlamento Europeo una proposta legislativa per includere la FRTB nel package della regolamentazione CRR III. In tale circostanza sarà indicata la nuova data di entrata in vigore della FRTB ai fini di segnalazione regolamentare del Pillar I.

Il contesto normativo appena presentato si preannuncia di difficile interpretazione soprattutto per la parte di Industry interessata ad adottare i modelli interni FRTB e che, con costanza, perseveranza e notevoli investimenti, ha seguito ed adottato le indicazioni legislative e metodologiche sin dall’inizio della rivisitazione del Rischio di Mercato. Alcune implicazioni rilevanti sono di seguito descritte:

  • Impatti sulla struttura IT: le banche che già adottano i modelli advanced dovranno garantire per un periodo più lungo la produzione delle metriche secondo Basilea III (VaR, SVaR e IRC) e un monitoring, seppur meno frequente, per le misure FRTB; tale parallelismo dovrà essere garantito almeno fino a giugno/settembre 2023, rispetto alla precedente deadline di gennaio 2022, e fino a quando entrerà in vigore FRTB ai fini Pillar I (non si esclude possa essere posticipata a fine 2024);
  • Gli sviluppi progettuali non potranno ritenersi conclusi fino all’emanazione degli RTS EBA e ciò allungherà i tempi di presidio degli sviluppi e soprattutto dovranno essere monitorati attentamente gli impatti su Backtesting e Profit & Loss Attribution (cosiddetti Validation Tests) che incideranno sulla definizione delle serie storiche per desk per l’ammissione a modello interno (vedi par. 2.3);
  • Inoltre, se da un lato si rende vincolante l’inizio del reporting per lo Standardised Approach, dall’altro si lascia alla facoltà della banca di aderire al modello interno (cfr. art. 430b CRR II [4]); al momento, non sono ancora chiari con certezza quali possano essere i vantaggi di un reporting IMA e, di notevole rilevanza, non è escluso che ECB possa effettuare un’ulteriore validazione del modello interno (presumibilmente in forma ‘light’ rispetto a quella del reporting) prima della segnalazione per Pillar I con ulteriori impatti sui costi. Molto dipenderà anche dalla capacità di ECB di sostenere un alto afflusso di richieste di validazione da parte delle banche che vorranno adottare il modello IMA.

2. Metodologia: continui affinamenti

L’incertezza normativa della timeline è accompagnata anche da un continuo affinamento della metodologia, molto spesso a seguito di lunghi dialoghi, analisi ed evidenze tra le parti in gioco. In questo paragrafo cercheremo di effettuarne un breve sum-up con alcune implicazioni operative.

A marzo 2018 il Comitato di Basilea ha pubblicato un Documento Consultivo [5] per chiarire alcuni aspetti metodologici ancora aperti (es. Non-Modellable Risk Factor) e proporre delle revisioni alle disposizioni presentate nel documento di gennaio 2016 (es. P&L Attribution e Standardised Approach). Sulla base delle numerose contribuzioni dell’Industry, il nuovo paper BCBS di gennaio 2019 incorpora quasi tutte le proposte metodologiche presentate nel Consultative Document, modulate in base ai feedback recepiti.

2.1 Standardised Approach

Il paper BCBS di gennaio 2019 propone, fra le revisioni di maggior impatto, una riduzione rilevante dei risk weight per le asset class GIRR e FX, che portano ad una diminuzione del requisito di capitale. Secondo le stime fornite dalla Global Association of Risk Professionals (GARP) sulla base degli esiti dei Quantitative Impact Study semestrali, il rapporto fra modello SA e modello IMA è in continua diminuzione: le prime evidenze numeriche (QIS 1) stimavano un ratio x5, mentre il QIS 9 mostra un ratio x1.6. La riduzione dei risk weight si colloca nel trend di ulteriore contrazione del requisito di capitale standard, con un rapporto stimato verso la soglia x1.5 (da confermarsi sugli esiti del QIS 11).


Grafico 2: evoluzione ratio capital requirement FRTB SA/FRTB IMA.

Il documento propone altre revisioni (possibilità di considerare coppie FX liquide derivanti da triangolazione; scenari di correlazione; trattamento di strumenti finanziari non lineari, formula di curvatura, …) al fine di rendere il modello standard più rappresentativo del rischio effettivo del portafoglio (si rimanda a [6] per overview dell’approccio).

2.2 Standardised Approach semplificato

Nel 2017 è stato pubblicato dal Comitato di Basilea un Documento Consultivo [7] che propone l’applicazione di un modello standard semplificato, laddove siano soddisfatte alcune soglie di applicabilità, al fine di andare incontro alle banche medio-piccole (come descritto in sintesi in [8]). I paper BCBS di marzo 2018 e gennaio 2019 confermano la possibilità di usare l’approccio semplificato, consistente con la ricalibrazione dell’attuale requisito Basilea III tramite l’applicazione di un moltiplicatore al contributo di ogni risk class, ma non viene indicata la precedente proposta di poter utilizzare anche il Reduced Standardised Approach FRTB.

2.3 Profit and Loss Attribution (PLA)

Il Comitato ha monitorato le performance delle metriche dei test PLA, Mean e Variance Ratio, proposte nel BCBS di gennaio 2016 ed ha evidenziato preoccupazioni sulle loro capacità di discernere la vicinanza fra le PnL generate dal Risk Management (RTPL) e dal Front Office (HPL). A tal scopo il paper BCBS di gennaio 2019 introduce due nuovi test, proposti nel Consultative Document di marzo 2018, in sostituzione dei precedenti: Spearman Correlation, come test di correlazione, e Kolmogorov-Smirnov, come test di somiglianza statistica, entrambi calcolati su un anno di serie storica di RTPL e HPL. In base agli esiti dei test, tramite la definizione di soglie, i desk sono categorizzati in tre fasce distinte (Traffic Light Approach)[3]: green (desk eligible: IMA), amber (desk eligible con penalizzazione: IMA + surcharge) e red (desk ineligible: SA). Il Comitato recepisce nel documento di gennaio 2019 le evidenze presentate dall’Industry sulla difficoltà di passare i test e ne ha ammorbidito le soglie a vantaggio della green e amber zone.


Grafico 3: rappresentazione del Traffic Light Approach.


Emergono tre punti critici relativamente alla P&L Attribution. In primo luogo, la problematica della potenziale presenza di cliff-effect più volte sollevata dall’Industry non è stata totalmente superata dal documento normativo: infatti il verificarsi di questa situazione non è esclusa dalla nuova formula di aggregazione proposta. In particolare:

  • Laddove non vi sia un desk in amber zone, la metodologia di aggregazione non varia rispetto alla formulazione originaria ed il requisito di capitale è dato dalla somma dell’aggregato a modello interno dei desk in green zone e dell’aggregato a standard per quelli in red zone. In questa circostanza, la rottura degli hedge esistenti tra desk nelle differenti PLA zone, potrebbe portare ad un requisito più alto rispetto a quello standard su tutti i desk;

Grafico 4: esempio di cliff-effect.
  • La presenza di un solo desk in amber zone fa sì che si modifichi la formula di aggregazione con l’attivazione di un surcharge che, se positivo, annulla la possibilità di osservare un cliff effect (imposto un cap al requisito standard). Tuttavia se il suddetto surcharge, con probabilità residuali assuma valore nullo, si attiva un ulteriore add-on che, ancora una volta, non esclude il verificarsi di un cliff effect.

Grafico 5: possibili casistiche di capitalizzazione in base agli esiti dei test della PLA. L’entità del surcharge e dell’add-on non dipendono dal numero di desk in amber zone ma dalla differenza fra il capital charge a SA ed a IMA aggregato sui desk in green e amber zone.

In entrambe le casistiche, come logico, la presenza di cliff effect finirebbe per vanificare gli incentivi all’utilizzo del modello interno.

Un secondo elemento di criticità riguarda la frequenza di applicazione dei Validation Test ed i relativi effetti ai fini Pillar I: infatti, differentemente da Basilea III, gli esiti della P&L Attribution e del Backtesting per desk dovranno essere applicati non solo nella fase di validazione iniziale ma con cadenza trimestrale[4]. Questo implica che un generico desk può cambiare zona in base al Traffic Light Approach generando potenzialmente una certa variabilità nel requisito di capitale complessivo. Di conseguenza, anche qualora il cliff effect non si verifichi al momento della validazione iniziale, potrebbe presentarsi nel corso delle segnalazioni successive.

Infine, un terzo elemento critico risiede nella difficoltà strutturale per alcuni desk nel superare la P&L Attribution: si osserva infatti che se un generico desk, per mandato, assume rischi relativamente bassi, l’allineamento dei sistemi Risk e Front dovrà essere maggiormente garantito per non incidere, data la vicinanza dei valori di P&L, sui test Spearman e Kolmogorov.

2.4 Non-Modellable Risk Factor

Una delle maggiori innovazioni del mondo FRTB rispetto al contesto di Basilea III riguarda la componente di Non-Modellable Risk Factors (NMRF), che da sempre rappresenta uno dei key point di maggiore dibattito all’interno dell’Industry. Nato con l’esigenza di modellizzare quei fattori di rischio che non soddisfano uno specifico modellability assessment e perciò non eligible ad essere capitalizzati con un modello di Expected Shortfall, quello dei NMRF è un framework in continua (e costante…) evoluzione.

Nella sua formulazione originaria presentata nel Final Text del Comitato di Basilea 2016, tanto il Risk Factor Eligibility Test (RFET) quanto la metodologia di aggregazione proposta per il calcolo dello Stressed Expected Shortfall (SES) erano eccessivamente stringenti, portando a misure di Capital Charge difficilmente sostenibili ed abbattendo gli incentivi all’utilizzo del modello interno. In particolare, data la complessità e la natura dinamica dei portafogli di trading delle maggiori istituzioni finanziarie, nell’Industry sono state individuate sostanzialmente tre problematiche:

  1. Esistenza di uno squilibrio tra i due criteri di modellabilità, infatti il periodo massimo ammesso tra due osservazioni consecutive (30-days gap rule) predomina sul numero minimo di osservazioni in un anno (24-observations rule); quanto detto non si sposa con il fatto che il volume di transazioni complessivo si contrae sensibilmente in corrispondenza di specifici periodi dell’anno e ciò porta al fallimento del RFET. Analisi dell’Industry raccolte da ISDA [9] hanno dimostrato che su un campione di circa 20.000 Risk Factor, circa il 13% degli stessi soffre del problema della stagionalità: rilassando la 30-days gap rule imponendo un vincolo meno stringente di 3 osservazioni in 90 giorni, questi verranno trattati alla stregua di fattori di rischio modellabili con un risparmio di Capital Requirement stimato in circa 10-20%;
  2. Metodologia di aggregazione eccessivamente punitiva, che riconosce solo parzialmente benefici di diversificazione;
  3. Trattamento di ciascun term/nodo di curve/superfici come Risk Factor stand-alone con un conseguente impatto negativo sia in termini di Capital Requirement e sia di modellability assessment outcome.

Tanto con il Consultative Document di Marzo 2018 quanto con il documento BCBS di gennaio 2019, il Regulator ha parzialmente accolto le issue metodologicheavanzate dall’Industry, in particolare:

  1. Allo scopo di alleggerire gli esiti del RFET è stato posto in essere un intervento volto a rendere meno punitivo il vincolo della stagionalità richiedendo una più flessibile 4-in-90 rules oltre a garantire la facoltà di utilizzare le proprie Committed Quote nel contesto dell’assessment di modellabilità;
  2. Si ammette la possibilità di bucketizzare i Risk Factor con un duplice vantaggio sia in termini di RFET (è sufficiente che un solo term sia modellabile per estendere questa caratteristica all’intero bucket) e sia a livello di netting delle sensitivity calcolate intra-cluster;
  3. Riconoscimento di un effetto di diversificazione anche tra NMRF tra loro correlati, che si è tradotto in una metrica di capitale SES sicuramente più sostenibile, seppur essa continua ad occupare una percentuale molto alta sul requisito a modello interno.

Ciò nonostante, sono ancora numerosi i punti di incertezza legati al mondo dei Non-Modellable Risk Factor:

  • Poiché per costruzione i NMRF vengono capitalizzati separatamente e non rientrano nella metrica di IMCC (a differenza di eventuali coperture modellabili), le istituzioni sarebbero meno motivate a coprire e diversificare i loro portafogli. Di conseguenza sotto FRTB le strategie di copertura potrebbero essere scoraggiate a causa di un trattamento potenzialmente punitivo in cui un hedged portfolio implica un requisito di capitale più punitivo rispetto ad uno aperto;
  • Non è stata ancora tracciata univocamente una modalità di determinazione degli scenari di shock estremi oltre alla relativa applicazione al perimetro di NMRF: a tal proposito, come meglio dettagliato nella CRR II all’articolo 325bk, entro il 28 settembre 2020 l’EBA dovrà pubblicare una bozza di Regulatory Technical Standard da sottoporre alla Commissione in merito al topic in oggetto. Ciò nonostante, la stessa European Banking Authority, nel Discussion Paper di dicembre 2017 [10] introduce una procedura armonizzata per il calcolo della componente di NMFR capital requirement, oggetto di esercizi QIS per marzo 2019. Tuttavia, l’approccio proposto è stato oggetto di dibattito nell’Industry, soprattutto a causa della complessità operativa e del significativo effort computazionale richiesto.

In sintesi, resta ancora ampio margine di manovra e ci si attendono ancora parecchi interventi in questo senso, con la speranza che il quadro normativo possa chiarirsi una volta per tutte.

A conclusione di questo paragrafo, emerge che nonostante gli approfondimenti metodologici presentati nel BCBS di gennaio 2019 sono ancora molti i punti aperti che dovranno essere chiariti tramite EBA RTS (Liquidity Horizons, Non-Modellable Risk Factor, Backtesting e P&L Attribution) e, come detto, la pubblicazione di tali documenti è vincolante per il completamento degli sviluppi da parte degli istituti bancari nonché – limitatamente ad alcuni essi – per l’inizio dell’iter di validazione del reporting IMA.

3. Conclusioni

La normativa FRTB è giunta ad una fase fondamentale del suo percorso: dal punto di vista metodologico non sono attesi cambiamenti sostanziali del framework anche se non è da escludere qualche ripercussione sulle metriche (esiti Validation Test e capitale regolamentare); dall’altro, l’ennesimo slittamento dell’entrata in vigore potrebbe compromettere il commitment dell’Industry nell’adozione dei modelli interni in quanto:

1) le banche in fase progettuale embrionale potrebbero posticipare ulteriormente le attività fino a quando non vi sarà certezza del go-live ai fini Pillar I. In questo caso potrebbe materializzarsi il rischio che, nonostante una successiva e buona programmazione delle progettualità della banca, l’Autorità di Vigilanza non riesca a garantire la validazione dei modelli interni in tempi utili per la prima segnalazione regolamentare;

2) le banche in fase avanzata di implementazione si trovano a rischio stand-by degli sviluppi: se il reporting IMA a giugno/settembre 2023 dipenderà dal rispetto dell’iter normativo indicato nel primo paragrafo, è altrettanto vero che risultano mancanti alcuni elementi fondamentali per la completa programmazione delle attività, tra tutti: modalità e tempistiche di richiesta ad ECB della validazione del modello interno (dalle quali dipenderanno la collezione delle serie storiche per Validation Test e la stesura di notevole documentazione); la possibilità di una duplice validation phase; mancanza del go-live regolamentare a fini segnaletici. Tali elementi si traducono in un aumento non trascurabile dei costi e degli investimenti.

Inoltre, indipendentemente dalle modalità con cui le banche porteranno a termini gli sviluppi progettuali, si è enfatizzato come l’adozione dei modelli interni sia sfidante in quanto bisognerà tener conto dei seguenti elementi:

  • Elevati costi iniziali e di mantenimento del nuovo framework FRTB;
  • La divergenza tra i requisiti patrimoniali del modello standard e interno è esigua (ratio stimato 1,5);
  • Il superamento trimestrale dei Validation Test da parte dei trading desk risulta potenzialmente molto impattante nella determinazione del capitale regolamentare.

Le puntate sulla FRTB si sono susseguite con scadenze più o meno lunghe, gli attori che ne fanno parte saranno alle prese con numerosi altri episodi e i colpi di scena potrebbero essere non finiti, ma per questo si rimanda alle prossime puntate…

Contatti

Paolo Gianturco, Senior Partner, Deloitte Consulting, pgianturco@deloitte.it

Michael Zottarel, Manager, Deloitte Consulting, mzottarel@deloitte.it

Andrea Rodonò, Consultant, Deloitte Consulting, arodono@deloitte.it

Elisa Bollato, Consultant, Deloitte Consulting, ebollato@deloitte.it

Ringraziamenti  

Un ringraziamento speciale a Silvia Manera e Antonella Botte per il contributo di valore apportato nella scrittura dell’articolo.

Riferimenti

[1] Basel Committee on Banking Supervision – “Minimum capital requirements for market risk”, gennaio 2016, paper 352

[2] Basel Committee on Banking Supervision – “Minimum capital requirements for market risk”, gennaio 2019, paper 457

[3] European Union ambassadors – Proposal for a REGULATION OF THE EUROPEAN PARLIAMENT AND OF THE COUNCIL amending Regulation (EU) No 575/2013, febbraio 2019, paper 6288/19

[4] Regulation (EU) 2019/876 of the European Parliament and of the Council of 20 May 2019 amending Regulation (EU) No 575/2013 – Pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, giugno 2019

[5] Basel Committee on Banking Supervision – “Consultative Document – Revisions to the minimum capital requirements for market risk”, marzo 2018, paper 426

[6] Capizzano, Toto, Boscolo Berto, Sandrone – “Fundamental Review of the Trading Book II – Analisi d’impatto sul nuovo metodo standard”, aprile 2015, www.finriskalert.it

[7] Basel Committee on Banking Supervision – “Consultative Document – Simplified alternative to the standardised approach to market risk capital requirements”, giugno 2017, paper 408

[8] Bonollo M. – “ Il nuovo paper di consultazione su FRTB. Fine tuning normativo o schizofrenia del Comitato di Basilea? Alcune riflessioni”, luglio 2017, www.finriskalert.it

[9] Market Risk Group Meeting, June 2018, link

[10] European Banking Authority – Discussion paper: implementation in the European Union of the revised market risk and counterparty credit risk frameworks, dicembre 2017



[1] L’entrata in vigore è prevista 20 giorni dopo tale pubblicazione.

[2] La CRR II rimanda agli RTS su numerose aree di interesse ma quelli vincolanti per permettere la fase di reporting IMA sono: Liquidity Horizons, Non-Modellable Risk Factor, Backtesting e P&L Attribution.

[3] Il superamento del Backtesting (VaR 99/97.5 vs Hypothetical/Actual P&L) a livello di desk rimane condizione necessaria per il superamento dei Validation Test e quindi per la segnalazione a modello interno.

[4] Rimane confermato anche il Backtesting a livello di Banca che inciderà su eventuali add-on di capitale.

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