La Gestione Integrata del Collaterale. Verso un nuovo approccio organizzativo – Parte 1
di Antonio Castagna

Lug 02 2015
La Gestione Integrata del Collaterale. Verso un nuovo approccio organizzativo – Parte 1 <small><small><I> di Antonio Castagna </I></small></small>

Introduzione
La moderna gestione del collaterale è molto complessa e si discosta molto dalla tradizionale attività a cui usualmente in banca veniva attribuito lo stesso nome.
Cercheremo di dare una visione concisa, ma sufficientemente completa, della gestione del collaterale in una serie di due articoli.
Nella presente prima parte forniremo una panoramica sulle nuove tematiche facenti parte delle moderna gestione del collaterale, con uno sguardo anche alla normativa, e introdurremo le esigenze che ne derivano. Nel secondo articolo, analizzeremo più in dettaglio quella che definiamo come Gestione Integrata del Collaterale (GIC).

La Nuova Gestione del Collaterale

L’attuale quadro di riforme regolamentari, (accordo di Basilea, Dodd Frank ed EMIR) sta aumentando significativamente i costi legati alla gestione del collaterale attraverso la domanda di attività liquide di elevata qualità per ottemperare agli obblighi regolamentari.

Osserveremo pertanto a dei fenomeni di cambiamento sul mercato che avranno un impatto a livello di richiesta di maggiore collateralizzazione e di aumento dei volumi di margin call per l’attività di clearing. Inoltre le Banche dovranno saper gestire una maggior complessità nei fabbisogni di liquidità soprattutto a livello operativo. Le nuove regole imporranno altresì la marginazione anche all’attività bilaterale (calcolo  e previsione dei margini iniziali) con un forte incremento di domanda di attività liquide e di qualità che si traducono in un inasprimento delle condizioni economiche per reperirle. L’incremento dei requisiti di capitale attraverso Basilea III avrà come effetto quello di drenare risorse considerate “eligible” per l’attività di collateralizzazione e il divieto di riutilizzo di collaterale già assorbito per l’attività di clearing avrà conseguenze operative non indifferenti.

 Figura 1

La centralità del collaterale dovrà portare la banca a ripensare al ruolo organizzativo del “Collateral Manager” da funzione di supporto, che si occupa di gestire le riconciliazioni e le richieste di margine, a funzione centralizzata con la possibilità di divenire una vera e propria area di generazione di ricavi.

Appare evidente come gli attuali processi di gestione del collaterale non colgano correttamente tutte le sfide regolamentari in tema di derivati OTC.

Le maggiori inefficienze sono mostrate in Figura 1. Esse sono il risultato della sostanziale inadeguatezza dei sistemi esistenti rispetto alla complessità e l’importanza del collaterale nell’odierno contesto finanziario.

Le criticità si riverbano in modo più o meno accentuato sull’efficienza ed il contenimento dei costi, sulla misura corretta del profitto/perdita di singole operazioni o di portafogli, e sulla misurazione del rischio, sia controparte (o credito) che di liquidità.

 Il Quadro Normativo

Le istituzioni bancarie europee devono fronteggiare attualmente un ammontare senza precedenti di riforme regolamentari che impattano significantemente il tema del collaterale (si veda la Tabella 1 di sotto).

Tabella 1

Il quadro normativo definisce il collaterale come un insieme di garanzie costituite da attività liquide di massima qualità, come ad esempio contanti e titoli di debito di emittenti sovrani con elevato merito di credito, poiché essi rappresenterebbero la migliore assicurazione di poter realizzare pienamente il valore delle garanzie reali in periodi di tensione finanziaria. Inoltre titoli azionari e obbligazioni societarie liquide potranno essere considerate applicando adeguati scarti di valutazione ai fini dei margini di garanzia. Nel contesto di mercato attuale la domanda di asset liquidi deriva sostanzialmente dall’impianto normativo vigente:

  • Basilea III – LCR: incrementerà la domanda di asset di qualità (HQA) con effetti importanti a livello di collaterale detenuto. Cash, Riserve presso la Banca Centrale, attività che hanno una ponderazione di rischio pari allo 0% in base al metodo standardizzato di Basilea 2, titoli negoziati in mercati PcT altamente liquidi;
  • Obbligo di Clearing: l’ammontare di collaterale da versare è incerto nella sostanza e nella quantità e dipende dalle richieste della CCP. Il fabbisogno di titoli facilmente liquidabili drenerà ulteriormente le risorse disponibili per altri adempimenti normativi;
  • Attività bilaterale: lo stanziamento di garanzie reali liquide di elevata qualità per soddisfare i requisiti di marginazione bilaterale di fatto obbligheranno le istituzioni finanziarie a procurarsi e impiegare risorse liquide addizionali, per soddisfare requisiti di margine superiori a quelli eventualmente applicate a livello di CCP, commisurate ai rischi di controparte che tali operazioni.

 I Soggetti Che Utilizzano Collaterale: “Prenditori” vs “Contributori”

A fianco alle banche, i principali attori del nuovo contesto finanziario sostenuti dai cambiamenti normativi, per quanto attiene alla gestione del collaterale, sono le Banche Centrali (prenditori di collaterale), le Banche Custodi (ad es.: Euroclear, Clearstream, etc.; contributori di collaterale)  e gli emittenti di debito sovrano (di rating elevato, ma non solo, e contributori di collaterale).
Esaminando in dettaglio come questi attori agiscono, possiamo dire che:

  1. Il ruolo delle Banche Centrali: le Banche Centrali negli ultimi anni sono state parte attiva nell’acquistare titoli di debito sovrano di qualità denominati in Euro come parte della loro strategia di gestione delle riserve. Ciò si traduce in un aumento di collaterale “eligible” nei bilanci delle più importanti banche centrali che detengono tra gli attivi titoli di qualità in cambio di Cash da immettere sul mercato (politiche di QE). L’attuale acquisto di Bond da parte dell’Autorità Centrale assorbe senza dubbio il migliore e più liquido collaterale disponibile nell’Eurozona in cambio di cash;
  2. Custodian”: circa 14 trilioni di collaterale sono presso Banche Custodi. Euroclear e Clearstream sono i più grandi Hub di collaterale per l’Eurozona. Euroclear e Clearstream stanno collaborando con i depositari centrali in titoli (CSD) per offrire una piattaforma tecnica comune per il regolamento contestuale delle transazioni in titoli. Tale progetto, che prende il nome di TS2, consentirà:
  •  di regolare tutte le transazioni in titoli concluse sui mercati europei utilizzando un unico conto di regolamento, con netti benefici in termini di gestione della propria liquidità;
  • a ridurre sensibilmente il costo di regolamento delle transazioni transfrontaliere – di gran lunga superiore a quello del post-trading in altri mercati, in particolare in quello statunitense – e renderlo uguale a quello delle transazioni domestiche;
  • ad armonizzare le prassi operative e standardizzare i processi di regolamento, stimolando così la competizione tra depositari centrali – nonché tra questi e le grandi banche internazionali – nell’offerta di servizi a più elevato valore aggiunto.

Con T2S i depositari centrali affideranno all’Eurosistema la gestione tecnica di una parte delle funzioni che essi attualmente svolgono al loro interno. Ciò consentirà di alleviare i vincoli sul collaterale. Stime preliminari suggeriscono che forse fino a € 1 – € 1.5 trilioni delle garanzie AAA / AA qualità potrà essere sbloccato a medio termine tramite questo hub.

3. Emittenti di debito Sovrano: gli Stati con  rating AAA/AA con un PIL di circa $25 trilioni e un Deficit di bilancio intorno al 4/5%, hanno una capacità di emettere titoli altamente “eligible” per 1 trilione di USD.

 Verso una Gestione Integrata del Collaterale

L’esigenza di dover innalzare lo stato dell’arte del processo di trasferimento del collaterale alle richieste degli obblighi normativi e ai requisiti operativi, impone alle istituzioni finanziarie, e principalmente alle banche, di avere una approfondita consapevolezza della necessità di dotarsi di un’efficace e aggiornata struttura di Gestione Integrata del Collaterale (GIC).

Gli ambiti che sono coinvolti nel processo di attuazione della suddetta gestione integrata sono tre: sistemi e infrastruttura tecnologica, modelli e strumentazione di analisi e, infine, organizzazione. In figura 2 sono riassunti le principali criticità per ciascuno degli ambiti.

Figura 2

L’infrastruttura tecnologica dovrà essere in grado di avere connessione diretta alle Controparti Centrali (o Clearing Broker se la banca è un aderente indiretto) e, a tendere, con tutte le controparti con cui si hanno accordi di collateralizzazione. Questo è un prerequisisto per poter automatizzare:

  • le chiamate al margine (attività di clearing) su base giornaliera;
  • la riconciliazione delle variazioni di valore dei contratti collateralizzati;
  • segregare, disporre e ricevere collaterale;

E’ evidente che questa automatizzazione   presuppone l’integrazione dei sistemi di GIC con gli altri sistemi già esistenti in banca, da cui attingere le informazioni rilevanti. In particolare, la costituzione di repertori accentrati di contratti di collateralizzazione (ossia, dei termini contrattuali inerenti alle modalità con cui il collaterale deve in pratica essere scambiato) da un lato, e di repertori di attività elegibili a collaterale dall’altro, sono essenziali per impostare delle procedure robuste.

Strettamente legato all’ambito tecnologico è quello metodologico: senza modelli di valutazione corretti che permettano di stabilire in modo preciso le variazioni dei contratti soggetti a collateralizzazione, non sarà possibile né determinare, né tantomeno riconciliare, l’ammontare di collaterale da scambare con la controparte.

Inoltre, saranno introdotte metriche che tengano conto del collaterale. Oltre al più noto Counterparty Credit Adjustment (CVA), che misura le perdite attese legate al rischio di credito della controparte (tenendo conto anche della mitigazione dovuta al collaterale), misure quali il Liquidity Value Adjustment (LVA), che tiene conto dei differenziali tra rendimento del collaterale e tasso privo di rischio, e Funding Value Adjustment (FVA), che incorpora il costo di finanziamento della posizione in un contratto, incluso anche il collaterale, saranno le nuove fondamentali quantità per valutare correttamente contratti primari e derivati,  e gestirne il rischio (Per una trattazione quantitativa di FVA e LVA nell’ambito della valutazione di derivati soggetti a collateralizzazione, si veda Castagna,  Pricing of derivatives contracts under collater agreements: liquidity and funding value adjustments. Iason Research Paper. Disponibile su www.iasonltd.com).

Specularmente, qualora il collaterale sia costutito non solo da cassa, ma anche da titoli, è necessario disporre modelli che ne fissino il valore, anche prospetticamente, tenendo conto inoltre degli hair cut.

Entrambi gli aspetti, in un’ottica di gestione sofisticata del collaterale, andranno integrati al fine di produrre previsioni (attese o stressate) di esigenze di collaterale, così da permettere la definizione di strategie di approvvigionamento dello stesso. E’ necessaria dunque la creazione di strumenti di simulazione dei margini (iniziale e di variazione) sia per l’attività di clearing che per l’attività di marginazione bilaterale.

L’obiettivo è di ottimizzare il processo di collateralizzazione, soggetto ai vincoli dettati dalle principali variabili coinvolte (costo di finanziamento, hair cut, volatilità dei valore dell’attività, evoluzione dinamica della domanda di collaterale, etc.).

La capacità di utilizzare un ampio ventaglio di asset per la gestione della liquidità e per coprire i margini sui derivati, discende dagli obblighi di marginazione sia per le transazioni compensate presso la CCP che per l’attività bilaterale oltre agli oneri imposti dal quadro normativo di Basilea III. Molto probabilmente aumenteranno il valore delle attività detenute a garanzia per le transazioni in derivati ​​OTC (JP Morgan stima un aumento del 50%). In questo scenario ci sarà una riduzione significativa della disponibilità di titoli “eligible” a fronte di un significativo aumento dei costi per reperirli.

Trasformare il collaterale sarà una chiave strategica per le banche. Di fatto, nell’operatività giornaliera, i Market Makers e i Clienti Istituzionali dovranno detenere un buffer significativo di garanzie reali a disposizione per incontrare le richieste di marginazione, sia come margine iniziale (IM) che come margine di variazione (VM).

Ne consegue che l’attività di ottimizzazione del collaterale diventerà un’attività strategica significativa. Poiché il costo del  collaterale aumenterà, la gestione delle garanzie e l’ottimizzazione dei processi ad essa collegati sarà il criterio guida per l’efficienza. Coloro che potranno gestire in modo efficiente la marginazione in derivati compensati e bilaterali potranno godere di un significativo vantaggio competitivo.

A coronamento di questo profondo intervento negli ambiti tecnologico e metodologico, si pone la revisione dell’organizzazione della banca. In altre parole, bisognerà integrare i processi delle funzioni coinvolte nell’attività di gestione del collaterale quali Finanza e Tesoreria, Risk Control, Back Office e Legale.

E’ evidente che l’operatività in senso stretto sarà delegata al Front Office, attraverso il disegno di un modello organizzativo che ne individui la responsabilità. Si delineano qui due possibilità, peraltro non esclusivamente alternative e non esaustive:

  • responsabilità in capo alla Tesoreria o al Repo Desk, in entrambi i casi estendendo i compiti già assegnati per adeguarli alle accresciute esigenze della GIC;
  • creazione di un Collateral Desk, con compiti delimitati alla GIC, con una forte specializzazione delle competenze in esso presenti.

A favore della prima scelta giocano la possibilità di estendere rapidamente le attività già svolte dalle funzioni coinvolte, e la possibilità di sfruttare le innegabili interdipendenze che la GIC ha con la gestione della liquidità e del finanziamento, e con l’operatività in repo.

EIOPA pensions Stress Test 2015
di Silvia Dell’Acqua

Giu 24 2015
EIOPA pensions Stress Test 2015 <small><small><I> di Silvia Dell’Acqua </I></small></small>

EIOPA has already conducted stress tests of insurance undertakings in 2011 and 2014 and on the 11th of May 2015 launched its first stress test for IORPS (Institutions for Occupational Retirement Provisions) along with a Quantitative Assessment on further work on solvency for IORPS.

It’s worthy to notice that both exercises have different objectives and will be reported on separately, but, given the considerable overlap in the evaluations, will be conducted in parallel to reduce the burden on both participants and supervisory authorities.

As recalled by EIOPA’s chair Gabriel Bernardino, Pension funds are already experiencing a challenging environment with low interest rates and rising life expectancy and the Stress Test is meant to assess the resilience of IORPs to adverse market developments and to raise awareness of the sector’s risks and vulnerabilities. The exercise will be conducted in 17 European countries with material IORP sector (> 500 million euro in assets), covering at least 50% of their national market. IORPs participants will run the Stress Test till the 10th of August and the NSA (National Supervisory Authorities) will submit the results to EIOPA on the 24th of August. There will be a first validation meeting in the period 31st of August – 4th of September, then a follow up between NSAs and IORPs and a second validation meeting in the period 28th of September – 2nd of October. Results will be reported in December 2015.

The IORP Stress Test 2015 consist of a core module for IORPs providing Defined Benefits (DB) or hybrid schemes and a satellite module for IORPs providing Defined Contribution (DC) schemes. The reference date for input data and calculation is 31/12/2014. IORPs have long-term obligations and in many cases cannot become insolvent, as they do not bear the full risk of commitments to members and beneficiaries; the Stress Test takes into account the nature of their obligations and all security and benefit adjustment mechanisms in order to achieve a proper view.

The core module assesses the impact of two adverse market scenarios and one longevity scenario on the value of assets and liabilities on both IORPs’ national prudential balance sheets and the common Holistic Balance Sheet (HBS) – which provides a comparable view in different member states. No calculation of the SCR is required and the evaluation must be market consistent and conducted in accordance with the technical specifications for the quantitative assessment of the further work on solvency of IORPs, using simplifications if needed. The two adverse scenarios are calibrated to be occurring instantaneously and simultaneously (no correlation matrix) and the longevity scenario represents a separate permanent decrease in mortality rates of -20%. The balance sheet provides a transparent view of the extent to which pension obligations can be supported by financial assets, sponsor support and pension protection schemes and the extent to which benefits adjustments are expected in the adverse scenarios.

The satellite module, instead, does not assess the resilience of the IORP, but rather the potential outcomes for members under various defined scenarios. In DC schemes risks are borne by the plan members, so IORPs’ balance sheets are in equilibrium by definition; the satellite module provides an overview of the design characteristics of DC plans and their robustness are compared by assessing the effects of adverse scenarios on future retirement incomes of three representative plan members which start to receive pension benefits respectively in 5, 20 and 35 years from now. Five adverse scenarios are assessed: two with an instantaneous fall in asset prices, two with lower future investment returns and one with an increase in life expectancy.

Both modules test a prolonged period of low interest rates combined with a fall in asset prices due to a re-appraisal of risk on financial markets, which is indeed a key vulnerability for the occupational pension sector.

The Quantitative Assessment, which will be run till the 10th of August 2015, constitutes the next step in EIOPA developing its advice to the European Commission on EU solvency rules for IORPs. The first step was the publication on the 13th of October 2014 of the “Consultation Paper on Further Work on Solvency of IORPs”, for which EIOPA has received 77 responses. The Authority will provide feedback and will publish its advice on March 2016.

The aim of the assessment is to collect data from IORPs on the possible implementation of various supervisory frameworks. IORPs have to evaluate the HBS including all securities and benefit adjustment mechanisms and the calculation of the SCR under two baseline scenarios where the elements of the HBS have to be evaluated respectively using the basic risk free interest rate or the expected return on assets. The first baseline scenario corresponds to the baseline scenario of the core module of the Stress Test.

La condizione di imprese e famiglie: un ritratto in chiaroscuro
di Stefano Corsaro

Giu 24 2015
La condizione di imprese e famiglie: un ritratto in chiaroscuro <small><small><I> di Stefano Corsaro </I></small></small>

Nella Relazione Annuale della Banca d’Italia si offre una precisa disamina, oltre che della situazione bancaria, su cui ci siamo già soffermati, della condizione economico-finanziaria di famiglie e imprese italiane (Banca d’Italia, 2015; Milani, 2015). Anche in questi ambiti miglioramenti si alternano a persistenti elementi di debolezza.

Il leggero progresso nella situazione economica del paese si riflette sulla natalità netta delle imprese, in aumento dello 0,6% dopo tre anni di flessione. Permangono però gli storici motivi di debolezza nel tessuto produttivo italiano, sintetizzabili in quattro aree: innovazione, investimenti, produttività, contesto normativo e regolamentare.
L’attività innovativa è più scarsa in Italia rispetto agli altri paesi sviluppati. Sebbene le imprese che compiono attività innovative siano il 56,1%, inferiori solo a Germania, Lussemburgo e Irlanda, è scarsa la quota di esse che compiono attività di R&S: in tali casi, la minore possibilità di realizzare brevetti e di aumentare la produttività limitano le conseguenze positive dell’innovazione (Banca d’Italia, 2013; Eurostat, 2015). Rimane bassa la quota di R&S investita nel paese: nel 2012 è stata pari all’1,27%, contro una media dell’area euro del 2,14%, molto lontana dai valori di Germania (2,92%) e Francia (2,26%) (grafico 1). È particolarmente preoccupante che il differenziale sia più accentuato nel privato e nei settori a maggiore contenuto tecnologico (Eurostat, 2014, Banca d’Italia, 2015).

GRAFICO 1

Grafico 1 -
Fonte: Eurostat. Dato su R&S in Lussemburgo è relativo al 2010, in Turchia al 2011.

Il tema dell’innovazione è strettamente collegato a quello dell’internazionalizzazione: come rileva il grafico 2, aziende che hanno compiuto attività di ricerca e sviluppo e che si sono aperte ai mercati esteri hanno avuto nel 2014 incrementi del fatturato dell’1,2%, mentre la media delle aziende si è attestata a +0,3%; al contrario, le aziende che non hanno seguito questa strada hanno proseguito nella diminuzione del fatturato.

GRAFICO 2

Grafico 2
Fonte: Banca d’Italia. Imprese innovatrici sono coloro che hanno sostenuto spese di R&S; imprese esportatrici sono le aziende che hanno ottenuto almeno un terzo del proprio fatturato all’estero.

Sebbene nell’ultimo trimestre del 2014 il calo degli investimenti si sia arrestato, non vi sono altri elementi di ottimismo. Tra il 2007 e il 2014 la diminuzione è stata pari al 30%, il doppio dell’area euro; nello stesso periodo, in Francia la flessione si è fermata al 7%, mentre in Germania si è assistito a un aumento del 5%. Gli investimenti in prodotti della proprietà intellettuale (tra cui in R&S) rappresentano il 15% dell’accumulazione totale: in Germania e Francia il dato è pari al 18 e al 24%. Il rapporto tra investimenti fissi lordi e PIL, che tra il 2000 e il 2007 era aumentato dal 20,2 al 21,6%, è calato nel 2014 al 16,9%.
Le tensioni finanziarie hanno indebolito gli investimenti nell’intero periodo considerato; gli altri fattori di declino sono la debole domanda e il basso livello di fiducia. Il costo del capitale e l’offerta del credito hanno contribuito alla debolezza tra il 2008 e il 2013, ma le politiche monetarie non convenzionali e l’attenuazione del rischio sovrano hanno di recente annullato l’influenza negativa di questi fattori. Nel 2015 le imprese prevedono di aumentare i propri investimenti del 5,3%. Come per le attività innovative, vi sono però importanti differenze dovute alle dimensioni delle aziende: mentre le aziende con meno di 50 addetti prevedono un calo del 4,8%, le (poche) imprese con oltre 500 lavoratori aumenteranno gli investimenti fissi lordi del 12,7%.
Uno dei maggiori punti deboli dell’economia italiana è costituito dalla scarsa produttività, calata lo scorso anno dello 0,5%. La debolezza si conferma anche nel lungo periodo. Tra il 2000 e il 2007, infatti, nel manifatturiero la produttività è cresciuta mediamente dell’1,1%, meno di un terzo di Francia e Germania; tra il 2008 e il 2014 la crescita si è dimezzata, a un livello pari a quello tedesco e di un punto inferiore al dato francese (rispettivamente +0,6%, +0,5%, +1,6%).
Vi sono stati miglioramenti sul fronte dell’indebitamento delle imprese: nel 2014, i debiti finanziari delle stesse sono diminuiti di 7,7 miliardi, attestandosi al 78% del PIL. Tra il 2013 e il 2014 il calo ha superato i 39 miliardi. Negli ultimi quattro anni la leva finanziaria è diminuita di 4 punti, al 45,3%; perdura però, nel confronto internazionale, l’eccesso di prestiti bancari e la scarsità di utilizzo di capitale proprio (vedi grafico 3)

GRAFICO 3

Grafico 3
Fonte: Banca d’Italia, BCE, Federal Reserve System – Board of Governors

Seppur in diminuzione, è proseguita durante lo scorso anno la flessione dell’offerta di credito alle imprese (-2,3%). Migliorano inoltre, a partire da febbraio 2014, le condizioni di offerta, sia in termini assoluti (-120 punti base) che relativi (il differenziale con le imprese francese e tedesche è diminuito di oltre la metà).

Flebili miglioramenti caratterizzano anche i principali indicatori economici delle famiglie. Nel 2014, dopo 4 anni di calo, è leggermente aumentata (+0,3%) la spesa per consumi: tale andamento è stato favorito dall’aumento del 3,5% delle concessioni di credito a consumo. L’aumento della spesa è soprattutto conseguenza dell’aumento del 3,2% dei consumi di beni durevoli: si tratta però solo di un parziale recupero, dopo il crollo del 20% nel  triennio 2011-2013. Nonostante il piccolo progresso, nel periodo 2007-2014 i consumi delle famiglie sono diminuiti dell’8%; contemporaneamente, le famiglie più ricche hanno aumentato la quota di spese voluttuarie (ristoranti, alberghi), confermando l’aumento della diseguaglianze evidenziato dai principali indicatori statistici.
L’aumento dei consumi si è accompagnato a un calo del risparmio, la cui propensione media è in leggero calo all’8,1%, e a un incremento negli investimenti in attività finanziarie. Queste ultime corrispondono a 3,57 volte il reddito disponibile, un valore molto superiore al dato tedesco e spagnolo e superiore alla media dell’eurozona. La ricerca di maggiori rendimenti ha spinto anche alla diversificazione degli investimenti, con uno spostamento da titoli bancari e titoli di Stato (in calo di 124 miliardi) verso fondi comuni (+56,5 miliardi) e assicurazioni (+53,3 miliardi) (vd. grafico 3).

GRAFICO 4

Grafico 4 -
Fonte: Banca d’Italia

BIBLIOGRAFIA

Banca d’Italia. Relazione annuale sul 2012. 2013.

Banca d’Italia. Relazione annuale sul 2014. 2015.

Eurostat. Community Innovation Survey 2012. 2015.

Eurostat. R&D expenditure. 2014.

Milani, Carlo. Lo stato dei conti delle banche italiane. FinRiskAlert.it. 2015.