Mar 232016
 

L’EBA ha specificato la formula da utilizzare per il calcolo del tasso di riferimento ai sensi della Direttiva 2014/17/UE (Mortgage Credit Directive o Mcd). La Direttiva Mcd, infatti, richiede al soggetto creditore di utilizzare, in determinate circostanze, un tasso di riferimento a scopi illustrativi in caso di mutui a tasso variabile. La Direttiva, inoltre, attribuisce all’Autorità Bancaria Europea il compito di definire tale tasso di riferimento.
La formula specificata dall’EBA prevede l’utilizzo di un tasso sottostante specifico per ogni Stato membro (il tasso di riferimento BCE per i paesi dell’Eurozona o il tasso di riferimento della banca centrale nazionale altrimenti).

La formula entrerà in vigore dal ventesimo giorno successivo alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea ma potrà essere utilizzata già prima della sua pubblicazione ufficiale.

Comunicato stampa
Decisione EBA

Mar 232016
 

Il Financial Stability Board (FSB) ha pubblicato il documento “Second Thematic Review on Resolution Regimes” riguardante lo stato attuale dei regimi di risoluzione delle istituzioni finanziarie applicati nelle singole giurisdizioni membri FSB. L’analisi rientra in una serie di studi svolti dal Board a supporto dell’implementazione tempestiva ed efficace delle linee guida definite dal documento “Key Attributes of Effective Resolution Regimes for Financial Institutions” in materia di procedure di risoluzione.
Le principali evidenze riscontrate sono le seguenti:

– Solo una parte delle giurisdizioni membri (principalmente le giurisdizioni domestiche delle banche di importanza sistemica globale) ha già adottato regimi di risoluzione che prevedono l’attribuzione alle autorità preposte di una gamma di poteri in linea con i Key Attributes. Nella maggior parte delle giurisdizioni non conformi, si riscontra la mancata assegnazione dei poteri riguardanti la continuità delle funzioni dell’istituzione finanziaria, il bail-in e la sospensione temporanea dei diritti di recesso anticipato;

– Sebbene i regimi di risoluzione si applichino a tutte le tipologie di banche commerciali, l’estensione alle holding finanziarie con partecipazioni bancarie, alle filiali di banche estere e ad altri enti facenti parte di un gruppo finanziario differisce significativamente tra le varie giurisdizioni membri;

– Esistono importanti discrepanze tra i diversi impianti normativi per quanto riguarda i requisiti per l’applicazione delle procedure di risoluzione e il loro livello di dettaglio;

– Maggiore enfasi è stata attribuita alla definizione dei processi di pianificazione dei risanamenti piuttosto che alla pianificazione della risoluzione o alla valutazione della risolvibilità.  In particolare, solo 9 giurisdizioni membri prevedono esplicitamente l’attribuzione di poteri regolamentari che permettano di richiedere alle banche l’adozione di misure per migliorare la risolvibilità.

Come conseguenza, il documento include numerose raccomandazioni affinchè le singole normative siano pienamente conformi ai pricipi dei Key Attributes. Tra queste, l’FSB raccomanda di attribuire i poteri di risoluzione mancanti e adeguare i regimi di risoluzione alla luce delle discrepanze rilevate nel report. L’FSB, inoltre, richiede alle singole giurisdizioni di comunicare – entro dicembre 2016 – le misure adottate o che intendono adottare per colmare tali lacune.

Mar 232016
 

Il Comitato di Basilea ha pubblicato il documento “Handbook for Jurisdictional Assessments” contenente le linee guida e i processi per la valutazione della conformità dei singoli impianti normativi con gli standard di Basilea ai sensi del programma RCAP (Regulatory Consistency Assessment Programme).
L’Handbook presenta sia un quadro di riferimento generale che processi e procedure specifiche per valutare la conformità nelle seguenti aree:

– norme in materia di risk-based capital;
Liquidity Coverage Ratio;
– banche di rilevanza sistemica globale.

Il documento sarà oggetto di aggiornamenti periodici per tener conto delle modifiche e dei perfezionamenti apportati al perimetro RCAP.

Comunicato stampa
Handbook for Jurisdictional Assessments

Mar 232016
 

L’ESMA ha pubblicato il documento “Trends, Risks and Vulnerabilities Report No. 1 2016” che riporta le dinamiche e i fattori di rischio dei mercati finanziari europei per il secondo semestre del 2015.
L’analisi mostra il permanere di alti livelli di rischio di mercato dovuti principalmente all’incertezza sulla crescita dei paesi emergenti (Cina in primis) e ai continui ribassi dei prezzi delle materie prime. Tra le criticità maggiori si segnalano:

– Calo del 19% dei mercati azionari europei in generale e del 27% del settore finanziario;

– distorsioni significative sui mercati delle materie prime e delle economie emergenti;

– Contrazione del 50% della raccolta fondi e disinvestimento netto dal mercato obbligazionario per 11 miliardi di Euro;

– Ribasso del 30% dei rendimenti mensili medi dei fondi azionari accompagnato dai livelli massimi di volatilità degli ultimi 3 anni.

Come conseguenza, l’ESMA ha mantenuto il proprio market risk indicator a livello very high (il più alto possibile) e l’indicatore dei rischi di liquidità e contagio a livello high, entrambi con outlook stabile. L’analisi è completata dalla pubblicazione del report trimestrale “Risk Dashboard No. 1 2016” contenente i dati relativi al quarto trimestre 2015.

Comunicato stampa
Trends, Risks and Vulnerabilities Report No. 1 2016
Risk Dashboard No. 1 2016

Mar 232016
 

Al fine di contrastare il perdurante problema del basso livello dei prezzi nell’Area euro la BCE ha messo sul tappeto, durante l’ultima riunione del 10 marzo, un nuovo arsenale di misure.

Le misure convenzionali

Un primo pacchetto di interventi ha riguardato il tradizionale strumento dei tassi d’interesse. In linea con le attese dei mercati, il tasso sulle somme depositate presso la BCE dalle istituzioni finanziarie e monetarie è sceso di altri 10 punti base, passando dal -0,30 al -0,40%. La BCE ha quindi ulteriormente aumentato la penale che le banche sono tenute a pagare nel caso in cui dispongano di liquidità in eccesso, non curandosi pertanto dei molti dubbi sollevati sull’efficacia di questa misura. Le banche dell’eurozona, infatti, continuano a detenere un ingente quantitativo di deposit facility (circa 250 miliardi di euro a febbraio 2016 – grafico 1). Data la ritrosia delle banche nell’applicare tassi negativi sui depositi della clientela per il rischio di perdere una stabile fonte di finanziamento, nonché in certi casi per effetto di alcuni vincoli normativi che impediscono di applicare ai conti corrente tassi al di sotto dello zero, gli istituti di credito europei hanno visto aumentare il costo della raccolta. Per il momento questo maggior costo non si è trasferito sulla clientela, tant’è che i tassi d’interesse applicati a imprese e famiglie mostrano una tendenza decrescente. In Svizzera, dove la Banca Centrale si è spinta già da molto tempo nell’applicare tassi negativi fino a un livello del -0,75%, gli operatori stanno riscontrando alcuni effetti opposti rispetto ai desiderata dell’autorità monetaria, come alcune tendenze all’aumento dei tassi applicati sui mutui. In Giappone, dove la Bank of Japan ha recentemente adottato tassi negativi, si è registrata invece un’impennata delle vendite delle casseforti, chiaro segnale del fatto che i giapponesi si preparano a tesaurizzare banconote dentro le mura domestiche per evitare di pagare possibili penali sulla liquidità detenuta.

Grafico 1

Meno attese sono state invece le manovre sul tasso di rifinanziamento principale, portato dallo 0,05 allo 0,00%, e quello sulle operazioni di rifinanziamento marginale (da 0,30 a 0,25%). Dalla variazione di appena 5 punti base non ci si può attendere ovviamente importanti effetti macroeconomici. In questo caso la BCE ha voluto essenzialmente offrire al mercato il segnale che è disposta a utilizzare tutti gli strumenti a sua disposizione per raggiungere l’obiettivo di riportare l’inflazione sul target del 2%.

Le misure non convenzionali. Il QE

Tra le misure non convenzionali la BCE è andata nuovamente a rivedere, e ampliare, il precedente programma di acquisti di titoli di Stato, covered bond e ABS (expanded asset purchase programme, o più brevemente QE, quantitative easing. Si veda Corsaro e Milani, 2015). Dopo essere già intervenuta nel dicembre del 2015 per allungare la scadenza del QE, passata dal settembre 2016 a marzo 2017, il programma è stato ampliato nella sua portata, aumentando da 60 miliardi di euro di acquisti mensili a 80 a decorrere dall’aprile dell’anno in corso. Un aumento di un terzo degli acquisti mensili ha stupito i mercati, che invece si aspettavano un incremento di “soli” 10 miliardi. Inoltre, un’altra novità ha riguardato il perimetro dei potenziali titoli eleggibili. Alla lista si sono infatti aggiunti i titoli emessi dalle società non finanziarie operanti nell’Area euro e aventi un rating investment grade (BBB- o superiore). In altri termini, la BCE potrà acquistare emissioni obbligazionarie di solide imprese non finanziarie europee, come ad esempio Eni o Enel per il caso italiano.

Grafico 2. Composizione dello stock obbligazioni emesse in euro da imprese non finanziarie dell’Area euro
(dati relativi a gennaio 2016)

Al momento mancano i dettagli tecnici su questa nuova misura, quindi è difficile darne una valutazione esaustiva. In ogni caso va rilevato che le emissioni di obbligazioni corporate sono molto diverse da paese a paese. Guardando allo stock totale di bond, includendo quindi anche quelli con un rating inferiore all’investment grade, si può notare come la Francia sia il paese in cui le aziende non finanziarie hanno emesso più obbligazioni in valuta domestica (430 miliardi di euro a gennaio 2016), seguita da Germania (126 miliardi) e da Italia (113 miliardi – grafico 2). L’ammontare totale comunque non è molto ampio, essendo pari a poco meno di 900 miliardi di euro, cifra che impallidisce di fronte ai quasi 7.500 miliardi di titoli pubblici emessi in valuta domestica dai paesi dell’Eurozona (grafico 3). Gli spazi quindi per concentrare gli acquisti sui corporate bond non finanziari sono abbastanza limitati.

 Grafico 3. Stock di titoli obbligazionari emessi in euro
(in miliardi di euro)

Le misure non convenzionali. Il T-LTRO II

Ultima misura varata dalla BCE è una nuova versione del T-LTRO (Targeted Longer-Term Refinancing Operations). Dalle informazioni che attualmente la BCE ha messo a disposizione si desume che il programma T-LTRO II prevedrà quattro finestre temporali, con cadenza trimestrale, in cui le banche potranno avanzare richiesta di finanziamento (la prima nel giugno dell’anno in corso). La durata dell’operazione sarà di quattro anni, con possibilità di rimborso anticipato dopo due anni. Le banche potranno prendere a prestito fino a un massimo del 30% del valore dello stock di impieghi erogati, nel gennaio 2016, a imprese e famiglie, con esclusione dei prestiti per acquisto di abitazioni e al netto dei prestiti già ricevuti in virtù del primo programma di T-LTRO, in cui la soglia massima ottenibile, per lo stesso perimetro di impieghi, era pari al 7% (Barucci, Corsaro, Milani, 2014). Posto che le banche hanno utilizzato al massimo delle potenzialità il T-LTRO I, lo spazio lasciato aperto per ulteriori finanziamenti è pari al 23% del totale dei finanziamenti eleggibili. Per la Germania ciò equivale a circa 310 miliardi di euro, 270 per la Francia, 240 per l’Italia (grafico 4).

Il tasso applicato su queste operazioni di finanziamento è pari al tasso di riferimento, ovvero lo 0%.  Viene però fissato un benchmark che può garantire alle banche un’ulteriore convenienza nell’attivare queste operazioni e  basato sulla dinamica del flusso di credito, registrato tra febbraio 2015 e gennaio 2016, verso le categorie di prenditori considerate. Nello specifico:

– per le banche che hanno osservato un flusso positivo di impieghi il benchmark è pari a zero;

– per le banche che hanno registrato una diminuzione il benchmark è pari al flusso di crediti eleggibili nel periodo. Ciò implica che per le banche che hanno ridotto il credito non necessariamente dovranno aumentare lo stock di credito, sarà infatti sufficiente diminuirlo a un tasso più contenuto.

Grafico 4. Ammontare potenziale del T-LTRO II
(in miliardi di euro)

Gli istituti di credito che tra il 1° febbraio 2016 e il 31 gennaio 2018 dovessero superare del 2,5% il benchmark potrebbero ottenere uno “sconto” sull’operazione, pagando il tasso sulle deposit facility, pari attualmente al -0,4%. Qualora il flusso di credito superasse il benchmark per una percentuale inferiore alla soglia stabilita lo sconto sarebbe calcolato in maniera lineare sulla base della differenza tra il tasso di rifinanziamento e il tasso sulle deposit facility. In altri termini, le banche che grazie ai finanziamenti ottenuti dovessero allentare le loro politiche creditizie potrebbero, alla scadenza dell’operazione, ripagare un importo inferiore rispetto a quello preso a prestito. Ad esempio, alle attuali condizioni una banca che prendesse a prestito un miliardo di euro e riuscisse a battere il benchmark per oltre il 2,5% ripagherebbe dopo quattro anni 984 milioni di euro, con un risparmio di 16 milioni.

Mancando anche su questa misura tutti i dettagli tecnici il giudizio che si può fornire è solo parziale. Dalle informazioni disponibili appare però improbabile che questo strumento fornirà uno stimolo necessario alle banche per riattivare il canale di trasmissione bancario riportando così l’inflazione verso il target. Non sembrano infatti presenti sufficienti disincentivi che potrebbero spingere le banche semplicemente a finanziarsi per quattro anni a tasso zero e utilizzare questa forma di provvista per sostituire, quanto meno in parte, le obbligazioni bancarie in scadenza, il cui rendimento all’emissione per le banche italiane si aggira intorno al 2%. Tra risparmiare il 2%, senza assumersi rischi e cliccando giusto qualche tasto su un terminale elettronico, ed erogare un finanziamento a un’impresa assumendosene rischi e costi di gestione, a fronte di un rendimento medio che, incluso il “bonus” BCE dello 0,4%, si aggirerebbe intorno al 3,5% circa, probabilmente le banche opteranno più per la prima strada.

Conclusione

La BCE, con gli ultimi interventi, ha dimostrato ancora una volta di essere l’unica istituzione europea capace al momento di offrire una qualche risposta alle perduranti difficoltà macroeconomiche e finanziarie dell’Area euro. L’opposizione interna, coalizzata intorno alla Bundesbank, ha però impedito in questi anni di intervenire in modo più tempestivo, facendo così diminuire l’efficacia delle misure messe più recentemente in campo. Una conferma al riguardo è fornita dall’andamento implicito dell’inflazione dell’Area euro desumibile dai titoli obbligazionari ad essa indicizzati (grafico 5). Se dopo i recenti annunci di Mario Draghi, e le sue anticipazioni, gli indici azionari hanno recuperato parte del terreno perso da inizio anno, le attese sull’inflazione a 5 anni sono andate invece peggiorando.

Le armi a disposizione della BCE per combattere la deflazione non sono comunque finite. Un QE asimmetrico, in cui gli acquisti si concentrino soprattutto sui titoli dei paesi periferici, e l’ampliamento dei titoli eleggibili alle cartolarizzazioni con sottostante le sofferenze bancarie sono probabilmente le misure aggiuntive che più efficacemente potrebbero essere messe in atto. Più in generale, comunque, va ribadito che la politica monetaria può far ben poco per rilanciare l’economia reale in un contesto in cui è prevale negli operatori economici una preferenza per la liquidità. Solo una seria politica fiscale espansiva potrebbe rimettere in moto il motore della crescita europea, da troppi anni oramai ingolfato.

Grafico 5. Inflazione attesa e indici azionari

Bibliografia

Barucci E., Corsaro S., Milani C., Il funding for lending nella versione BCEFinRiskAlert.it del 9 Giugno 2014.
Corsaro S., Milani C., Pro e contro del Quantitative Easing europeoFinRiskAlert.it del 2 Febbraio 2015.

Mar 162016
 

Il Comitato di Basilea ha pubblicato il documento di consultazione “Pillar 3 disclosure requirements – consolidated and enhanced framework”, contenente le proposte di modifica al Terzo Pilastro degli Accordi di Basilea sulla Vigilanza Bancaria. Le modifiche, volte a migliorare la disciplina attuale, riguardano:

– individuazione di un set di indicatori “chiave” per valutare la posizione prudenziale della singola istituzione finanziaria;

– divulgazione degli ipotetici RWA calcolati secondo l’approccio standardizzato;

– aumento della granularità nella comunicazione degli aggiustamenti apportati alla valutazione prudenziale.

Nuovi requisiti di trasparenza, inoltre, sono introdotti nel perimetro del Terzo Pilastro in modo da riflettere le modifiche al quadro normativo attualmente in corso. Tra queste, è istituito l’obbligo di divulgazione della TLAC (total loss-absorbing capacity) per le banche a rilevanza sistemica.
Le modifiche formulate nel documento di consultazione andranno a comporre, unitamente ai requisiti di trasparenza emessi nel gennaio 2015, il nuovo quadro di riferimento del Terzo Pilastro.

La consultazione avrà termine il 10 giugno 2016.

Comunicato stampa
Documento di consultazione

Mar 162016
 

La BCE ha pubblicato un’Opinione riguardante le proposte formulate dal Parlamento Europeo e dal Consiglio per le cosiddette cartolarizzazioni STS (simple, transparent and standardised). In particolare gli argomenti oggetto dell’Opinione sono:

– creazione di un impianto normativo comune;

– modifica alla disciplina dei requisiti prudenziali per questa tipologia di operazioni ai sensi del Regolamento (EU) N. 575/2013 (Regolamento CRR) .

Il documento della BCE, formulato a seguito della richiesta del Consiglio Europeo, accoglie favorevolmente le iniziative legislative e ne condivide gli obiettivi comuni di rafforzamento dell’integrazione dei mercati finanziari UE e di creazione di un trattamento delle cartolarizzazioni STS che sia più sensibile al rischio.

Opinione

Mar 162016
 

L’ESMA ha pubblicato un documento di consultazione riguardante gli strumenti di reportistica da adottare ai sensi del nuovo Regolamento SFTR (Securities Financing Transactions Regulation). La nuova disciplina sulla trasparenza (ed in particolare sulle attività del cosiddetto sistema bancario ombra) richiede, infatti, alle istituzioni operanti sul mercato di comunicare le informazioni sulle operazioni di securities financing,

La consultazione avrà termine il 22 aprile 2016.

Comunicato stampa
Documento di consultazione

Mar 162016
 

In data 10 marzo, il Parlamento Europeo ha adottato la prima risoluzione annuale riguardante la Banking Union (BU) con 351 voti favorevoli, 112 contrari e 30 astensioni. Contestualmente è stato approvato il Report sullo stato della BU nel 2015.
Sebbene l’istituzione del Single Supervisory Mechanism sia considerata un successo, il Report identifica diversi problemi e significativi margini di miglioramento per giungere al completamento della BU. In particolare si evidenzia la necessità di un coordinamento efficace tra politiche micro e macro-prudenziali e della stabilizzazione del quadro normativo e di vigilanza.

Il Parlamento Europeo chiama in causa la Commissione Europea e le Autorità di Vigilanza Europee affinché conducano analisi approfondite sugli effetti prodotti dai nuovi requisiti patrimoniali sulla concessione di credito da parte delle banche, con particolare rilievo al caso delle piccole e medie imprese.

Come segnalato nel Report, i membri del Parlamento hanno accolto favorevolmente il pacchetto di misure legislative della Commissione Europea volto ad istituire uno schema di protezione dei depositi a livello Europeo (European Deposit Insurance Scheme o EDIS). Il documento, inoltre, evidenzia come l’applicazione dello strumento del bail-in possa comportare una riduzione sistematica del rischio di moral hazard. Allo stesso tempo, però, si invita il Single Resolution Board a controllare attentamente affinché l’applicazione della nuova discplina avvenga in modo graduale e imparziale così da garantire la stabilità finanziaria e mantenere la fiducia nel sistema bancario.

Report